Damasco come Kabul, la fuga di Assad
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Redazione Esteri
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Il repentino crollo dell'esercito Arabo Siriano e il rapido collasso delle strutture di governo siriane, dichiaratesi pronte a cooperare con gli insorti, impongono di porsi molti interrogativi circa le origini, le cause e i mandanti del blitz che, in una dozzina di giorni, ha portato alla caduta del regime di Bashar al-Assad a Damasco. L'Osservatorio siriano per i diritti umani riferisce che ci sono stati 910 morti, tra cui 138 civili, dall'inizio dell'offensiva degli insorti filo-turchi lanciata il 27 novembre e culminata oggi con la presa di Damasco e la fuga di Bashar al-Assad dalla Siria.
La capitale siriana, conquistata dai ribelli, segna l'inizio di una nuova era. Ahmed al-Sahara, detto al-Jolani, giovane leader delle milizie di Hayat Tahrir al Sham (HTS) e della coalizione formatasi tra vari gruppi di opposizione armata a Bashar al-Assad e al suo regime, festeggia la straordinaria impresa. Tuttavia, la situazione rimane complessa e incerta, con molteplici attori coinvolti e un futuro ancora da definire.
Il crollo del regime di Assad, avvenuto quasi senza combattere, solleva numerosi interrogativi sulle dinamiche interne ed esterne che hanno portato a questo esito. Le forze ribelli, sostenute da potenze straniere, hanno dimostrato una capacità organizzativa e militare sorprendente, riuscendo a coordinare un'offensiva fulminea che ha colto di sorpresa le forze governative.
In questo contesto, è fondamentale analizzare il ruolo di Hakan Fidan, capo dell'intelligence turca, considerato da molti l'artefice di questa operazione. La sua abilità nel tessere alleanze e nel coordinare le azioni dei ribelli ha giocato un ruolo cruciale nel successo dell'offensiva.




