Siria, la caduta di Damasco e la fuga di Assad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Roma, 9 dic. – All’indomani della caduta di Damasco e della rocambolesca fuga di Bashar al-Assad a Mosca, la Siria "liberata" dalle forze antigovernative si interroga già sul suo futuro. Ed è in buona compagnia. Tutte le principali cancellerie europee e internazionali sono al lavoro perché la transizione dei poteri sia quanto più rapida, lineare e pacifica possibile. La parola d’ordine è "evitare il caos" in un Paese dilaniato da anni di guerra civile e facilmente penetrabile da chi intenda trasformarlo in un teatro di guerra per procura o, peggio, in un nuovo luogo di rinascita per i jihadisti dell’Isis.

Volker Turk, capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato che qualsiasi transizione politica in Siria dopo la caduta del presidente Bashar al-Assad deve includere la responsabilità per i crimini commessi sotto il suo governo. Durante una conferenza a Ginevra, Turk ha affermato inoltre che "devono essere prese tutte le misure per garantire la protezione di tutte le minoranze e per evitare rappresaglie e atti di vendetta".

La situazione in Siria, con i ribelli che conquistano Damasco e di fatto mettono le mani sul paese, ha portato con sé immagini senza precedenti. La sola possibilità per combattenti e gente comune di poter avvicinarsi al palazzo presidenziale è stata impensabile per 54 anni. Se a questo si uniscono le continue immagini che arrivano da Damasco di distruzione delle statue che rappresentano l'ex presidente e suo padre Hafez, calpestate da giovani e gente comune, si capisce la portata della liberazione della Siria.

Migliaia di siriani sono pronti a rientrare dalla Turchia, mentre la preoccupazione della comunità cristiana, espressa in una testimonianza che arriva da Damasco, è palpabile. La fine del regime militare di Bashar al-Assad ha portato con sé immagini senza precedenti, con combattenti e gente comune che si avvicinano al palazzo presidenziale, un tempo inaccessibile.

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