Damasco è caduta, Assad è fuggito a Mosca, “Ora la Siria è libera”
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Redazione Esteri
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Roma, 9 dic. – Scene di giubilo, cortei e bandiere al vento a Damasco e in molte città della Siria per celebrare la caduta del regime di Bashar al Assad. Dopo l’arrivo dei ribelli a Damasco e la fuga del capo dello Stato, il popolo siriano osa sognare un futuro migliore: cinque decenni di governo dinastico sono giunti al termine, con una fine improvvisa e per molti versi inattesa, a seguito di una lunga guerra civile che ha dilaniato il Paese.
La Siria, ora priva di un governo centrale stabile, si trova in una situazione di grande incertezza. Il potere e i territori sono spartiti tra diverse fazioni, creando una mappa geografica fluida in cui si muovono gruppi etnici diversi e fazioni religiose da secoli in conflitto, come sunniti, sciiti e la stessa minoranza alawita (sciita) da cui provenivano gli Assad. A complicare ulteriormente il quadro, vi sono forze militari organizzate e poteri stranieri intrecciati con clan locali, il che aumenta il rischio di un far west o di un ritorno a una forma di feudalismo.
L'assalto decisivo a Damasco è avvenuto nella notte, al culmine di un'offensiva che aveva già portato grandi vittorie ai ribelli nelle città di Aleppo, Hama e Homs. I jihadisti di Hayat Tahrir al Sham (Hts) hanno preso il controllo della capitale siriana, costringendo il presidente Bashar al-Assad a fuggire in Russia, dove Vladimir Putin gli ha concesso asilo politico. Per la prima volta dal 1971, la capitale della Siria si è svegliata senza un membro della famiglia Assad al potere. Verso l'alba, dopo la fine del coprifuoco notturno, Damasco sembrava deserta: negozi chiusi e quasi nessuno per strada.
La caduta del regime di Assad segna un momento storico per la Siria, ma apre anche una fase di grande incertezza. La frammentazione del potere e la presenza di numerosi attori con interessi divergenti rendono difficile prevedere quale sarà il futuro del Paese.




