Il saluto fascista: un reato condizionato secondo la Cassazione
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Redazione Interno
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Il saluto fascista, un gesto che ha suscitato molte controversie in Italia, è stato recentemente al centro di una decisione della Cassazione. Secondo la massima istanza giudiziaria italiana, il saluto fascista rientra nel perimetro punitivo della 'legge Mancino' solo quando realizza un pericolo concreto per l'ordine pubblico.
Il contesto della decisione
La questione è stata affrontata dalle Sezioni Unite della Suprema Corte dopo che la prima sezione penale ha trasmesso, nel settembre scorso, atti al fine di sciogliere un nodo interpretativo sul saluto fascista. L'Avvocato generale e pg di Cassazione, Pietro Gaeta, si è espresso così nel corso del suo intervento.
Il saluto romano: reato, ma non sempre
La Cassazione ha stabilito che il saluto romano è reato, ma solo se accompagnato dalla volontà di ricostituire il disciolto partito fascista. Questa decisione è stata presa in seguito al caso di otto militanti di estrema destra condannati in primo e in secondo grado per aver fatto il saluto romano nell’aprile del 2016 durante la tradizionale commemorazione di Sergio Ramelli, Carlo Borsani ed Enrico Pedenovi.
Il saluto nelle commemorazioni
Secondo la Cassazione, il saluto romano, durante le rievocazioni, integra la legge Scelba e configura il reato di apologia ma se fatto nella sua espressione commemorativa non è reato. Questo è quanto deciso dalla Cassazione a sezioni riunite chiamata a decidere sull’episodio che si verificò nel 2016 durante una cerimonia commemorativa per Sergio Ramelli. Questa decisione ha disposto un processo di appello bis per otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il saluto nel corso di una commemorazione del 2016 a Milano per Sergio Ramelli, il giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975.




