Droni, la nuova arma decisiva: il comandante Madyar e la guerra che cambia volto
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Redazione Esteri
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Quattro anni fa, quando la Russia lanciò quella che definì una «operazione militare speciale», i droni erano un complemento marginale, un accessorio artigianale accanto a carri armati, artiglieria e aviazione. Oggi la gerarchia si è ribaltata. Il comandante Robert Brovdi, noto con il nom de guerre Madyar, guida le Forze dei Sistemi Senza Pilota ucraine e ha raccontato alla rete belga VRT come la guerra sia diventata, prima di tutto, una guerra di droni.
Novantacinque per cento delle azioni sul campo di battaglia
Secondo Brovdi, la stragrande maggioranza delle operazioni con i droni si consuma sul terreno, a stretto contatto con le truppe russe. Solo una parte minoritaria, quantificata nel 5 per cento, viene lanciata in profondità contro il territorio della Federazione Russa. È una precisazione che il comandante tiene a fare, perché l'attenzione internazionale si concentra quasi sempre sugli attacchi spettacolari in territorio nemico, mentre «la vera guerra si svolge proprio sotto i nostri piedi», ha detto.
Le parole di Brovdi delineano un conflitto in cui la linea del fronte non è più l'unico luogo dove si decide l'esito degli scontri, ma resta il punto in cui si consuma la maggior parte delle perdite.
La barriera psicologica dei tremila chilometri
Il comandante delle forze senza pilota ha spiegato che l'intera porzione europea della Russia non può più essere considerata un tranquillo retrovie. La soglia psicologica dei 2.500-3.000 chilometri è stata superata, ha osservato, e questo cambia la percezione del conflitto per milioni di cittadini russi. Fino al 2025, ha aggiunto, per l'uomo comune la guerra restava qualcosa che si vedeva nei notiziari o su Telegram. Ora la minaccia arriva dal cielo, e la distanza non è più una protezione sufficiente.
Brovdi ha anche sottolineato come il ritmo dello sviluppo tecnologico renda difficile persino completare un ciclo di acquisti prima che una nuova generazione di droni renda obsoleta la precedente.
Dieci milioni di droni e un quarto di milione di missioni
I numeri forniti dal comandante ucraino restituiscono la scala industriale raggiunta da Kiev. L'Ucraina produce attualmente circa dieci milioni di droni all'anno, e i volumi sono in costante aumento. La sola unità agli ordini di Brovdi, che rappresenta il 2,5 per cento dell'esercito ucraino, effettua più di 250.000 sortite di combattimento al mese, una cifra destinata a crescere. Nonostante l'abbondanza di mezzi, però, il comandante insiste su un punto: le persone restano la risorsa più preziosa.
«I nostri uomini sono il nostro asset più importante, la priorità numero uno», ha detto, ricordando che l'Ucraina ha molti meno soldati della Russia e che la sua tattica è difensiva, mentre l'avversario attacca con la fanteria.
La sfida della mobilitazione russa
Sul fronte opposto, Brovdi ha riferito di informazioni secondo cui il Cremlino starebbe pianificando una nuova mobilitazione di 300.000 uomini da inviare al fronte entro la fine dell'anno. La notizia, filtrata attraverso le dichiarazioni del comandante ucraino, si inserisce in un quadro di crescente pressione russa, con un aumento degli attacchi condotti con missili e droni a reazione. Brovdi ha spiegato che i droni rappresentano oggi il principale strumento per contenere l'avanzata nemica, ma ha anche avvertito che il vantaggio tecnologico dura pochi mesi prima che l'avversario si adatti.
La corsa agli armamenti senza pilota, ha concluso, è una questione di tempo, e il tempo stringe.
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