Gaza, bombardata una clinica dell'Onu: 19 morti, tra cui bambini. Lazzarini: "Momento oscuro per l'umanità"
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Redazione Esteri
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Le forze israeliane hanno intensificato i raid sulla Striscia di Gaza, colpendo nel campo profughi di Jabalia una struttura sanitaria gestita dall’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite che assiste i rifugiati palestinesi. Secondo fonti locali, l’attacco ha ucciso almeno 19 persone, tra cui nove minori, mentre i feriti – molti in condizioni critiche – sono stati trasportati in ospedali già al collasso. Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Unrwa, ha definito l’episodio "uno dei momenti più oscuri della storia dell’umanità", sottolineando come le vittime fossero civili in cerca di cure.
Le operazioni militari israeliane, concentrate anche su Khan Yunis e Rafah, hanno provocato ulteriori vittime: tra le 12 persone uccise a Khan Yunis, cinque erano donne – una delle quali incinta – e due bambini. L’esercito israeliano ha giustificato i bombardamenti affermando di aver preso di mira "terroristi di Hamas", aggiungendo che erano state adottate "misure precauzionali", tra cui sorveglianza aerea e verifiche d’intelligence, per evitare danni ai civili. Tuttavia, le immagini diffuse dopo l’attacco mostrano macerie, sangue e corpi straziati, mentre i parenti delle vittime cercano i propri cari tra le rovine.
Intanto, la crisi umanitaria a Gaza si aggrava: il blocco degli aiuti imposto da Israele ha portato alla chiusura di 25 panifici, lasciando la popolazione senza accesso al pane. Le scorte alimentari sono quasi esaurite, e il Programma Alimentare Mondiale avverte del rischio concreto di carestia. Mancano anche medicine e attrezzature mediche, con gli ospedali ridotti a luoghi di disperazione, dove i dottori operano senza anestetici e con generatori al limite della capacità.




