San Siro, firmato il rogito: lo stadio Meazza passa a Inter e Milan tra l’inchiesta della Procura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il Comune di Milano e la società Stadio San Siro S.p.A. hanno siglato l’atto notarile che sancisce, dopo circa novant’anni di gestione pubblica, il passaggio di proprietà del compendio immobiliare dello stadio Giuseppe Meazza, universalmente noto come San Siro, nelle mani delle due società calcistiche. L’operazione, il cui valore è stato fissato in 197 milioni di euro per lo stadio e le aree limitrofe, qualificate dal Piano di Governo del Territorio come ‘Funzione Urbana San Siro’, rappresenta una tappa fondamentale per i piani di Inter e Milan, i quali, sostenuti principalmente da fondi gestiti da Oaktree e RedBird, intendono procedere con la costruzione di un nuovo impianto e con un’ampia opera di rigenerazione urbana dell’intera zona. La firma del rogito, avvenuta il 5 novembre 2025, fa seguito alla delibera di vendita che il Consiglio comunale aveva approvato il 29 settembre scorso, chiudendo così un capitolo storico della città.
L’ombra dell’inchiesta per turbativa d’asta
Proprio nel giorno in cui si perfezionava la transazione, tuttavia, l’attenzione della cronaca si è concentrata sulle indagini della Procura di Milano, le quali, avviate nel marzo del 2005, mirano a far luce su possibili irregolarità nella procedura che ha condotto alla vendita. I magistrati, che ipotizzano il reato di turbativa d’asta, hanno ascoltato in qualità di persone informate sui fatti Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi. Tra gli elementi al centro delle investigazioni vi sono le dinamiche che hanno caratterizzato l’intero iter, dal bando comunale fino all’aggiudicazione finale, con i pm intenti a verificare l’esistenza di condotte illecite che possano aver alterato la regolarità della gara.
Le dichiarazioni del promoter e la contesa
Nel corso delle indagini, i magistrati hanno sentito anche il promoter Claudio Trotta, il quale, figura di spicco tra i fondatori del comitato “Sì Meazza” schierato contro l’abbattimento dello stadio storico, aveva rivelato al sindaco di avere presentato, insieme ad altri operatori del settore spettacolo, una propria offerta per il Meazza. Quella proposta, come emerso dalle sue dichiarazioni, non fu tuttavia formalizzata in sede di bando comunale, principalmente a causa dei tempi ritenuti eccessivamente stretti per una partecipazione corretta. Una circostanza, questa, che i investigatori stanno valutando con attenzione, poiché getta un’ombra sulle modalità con cui è stata condotta la procedura di vendita, sebbene l’atto di trasferimento sia ormai giuridicamente perfezionato.
Il futuro dell’area e il percorso giudiziario
Milan e Inter, divenuti ufficialmente proprietari dell’intero compendio, acquisiscono così la piena disponibilità di un’area di immenso valore, sulla quale potranno concretamente avviare i progetti di trasformazione. L’inchiesta della Procura, d’altra parte, prosegue il suo corso, analizzando ogni documento e ascoltando i diversi soggetti coinvolti, senza che questo, per il momento, abbia una diretta influenza sull’avvenuto trasferimento di proprietà. La vicenda giudiziaria, che si sviluppa parallelamente all’entusiasmo per le nuove prospettive urbanistiche, rimane un elemento distintivo della complessa transazione, la quale unisce la modernizzazione infrastrutturale alla necessaria verifica della correttezza delle procedure pubbliche.




