Polistena, il giorno delle lacrime per Chiara: la speranza di un sorriso spenta dal trattore del papà
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Redazione Interno
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Non c’era vento, a Polistena, e forse è per questo che il silenzio, assordante, sembrava avere un peso specifico. Quella di giovedì 16 aprile non era una giornata qualunque per la cittadina calabrese, stretta nella morsa di un dolore che non ha bisogno di aggettivi, perché la morte di una bambina di soli cinque anni, Chiara Mammola, ha scavato un vuoto che né le parole né i rituali di circostanza potranno mai riempire. È accaduto mentre il padre, un quarantenne del luogo, stava svolgendo delle lavorazioni in un terreno di famiglia: la piccola si trovava nelle vicinanze del mezzo agricolo, forse a bordo della cabina insieme al genitore, forse no. L’urto, fatale, l’ha strappata alla vita sotto gli occhi di chi, quel pomeriggio, avrebbe dovuto semplicemente portarla a casa.
Il drammatico attimo dell’incidente nella contrada Monte
Il tragico evento si è consumato nel tardo pomeriggio di mercoledì, intorno alle 18, nella contrada Monte, una zona rurale che ora porta il segno indelebile di uno schianto domestico. Stando alle prime e frammentarie ricostruzioni, l’uomo era intento a manovrare il trattore quando qualcosa è andato storto: la dinamica, al vaglio della Polizia di Stato, oscilla ancora tra due ipotesi ugualmente angoscianti. Da un lato, gli inquirenti stanno cercando di capire se la bambina sia caduta accidentalmente dal veicolo mentre era in movimento – magari scivolando da una postazione non sicura – oppure se sia scesa volontariamente durante una manovra, finendo poi sotto le ruote del pesante mezzo agricolo senza che il conducente potesse fare nulla per evitarla. Insieme a loro, sul posto, c’era anche un fratellino di nove anni, che si trovava poco distante a giocare e che, nella sua tenera età, porterà per sempre gli occhi sporchi di quella polvere.
Indagini in corso e il dolore di una famiglia distrutta
Le indagini, affidate alla Procura della Repubblica, procedono senza sosta per fugare ogni alone di mistero su quei secondi fatali. I tecnici hanno effettuato i rilievi del caso, ascoltando i testimoni – in primis i familiari – per tracciare una sequenza precisa degli spostamenti della piccola Chiara negli istanti precedenti l’impatto. Non ci sono ancora risposte certe, e la magistratura sta valutando tutti gli aspetti tecnici legati alla visibilità del conducente e alle condizioni del terreno, un lavoro certosino necessario per dare una spiegazione logica a ciò che logico non ha proprio nulla. Il padre della vittima, che al momento dell’incidente era alla guida del mezzo, versa in uno stato di profondo shock, assistito dai servizi sociali e dai parenti più stretti, così come la madre, che al momento della tragedia si trovava in un centro commerciale della zona, ignara di quanto stava accadendo a pochi chilometri di distanza.
Polistena si ferma per l’ultimo saluto e il lutto cittadino
Oggi, venerdì 17 aprile, Polistena si è trasformata in un palcoscenico di sofferenza collettiva. Il sindaco, Michele Tripodi, interpretando il sentimento comune di una popolazione sconvolta, ha proclamato il lutto cittadino, disponendo che i funerali della piccola Chiara, celebrati nella chiesa matrice del Duomo, fossero un momento esclusivamente dedicato al raccoglimento e al rispetto per una famiglia distrutta. L’amministrazione comunale, in una nota ufficiale, ha parlato di “immenso dolore” e “sconforto”, parole che però risultano sempre terribilmente leggere di fronte alla bara bianca di una bimba descritta da chi la conosceva come solare, dai lunghi riccioli e sempre pronta ad abbracciare. All’uscita della chiesa, il silenzio è stato rotto solo dal fruscio di decine di palloncini bianchi liberati in cielo: un omaggio muto a una vita spezzata prima ancora di iniziare, un gesto che restituisce, più di qualsiasi discorso, la desolazione di una comunità che si stringe attorno a Vincenzo, il papà, e alla mamma della piccola.




