Accesso a medicina si cambia: dubbi e costi della riforma
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Redazione Salute
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Dal primo settembre 2025, chi sogna di diventare medico, odontoiatra o veterinario non dovrà più affrontare il temuto test d’ingresso, ma potrà iscriversi liberamente al primo semestre. La selezione, però, arriverà dopo: solo superando i tre esami nazionali di Biologia, Chimica e Fisica – un test unico da 93 domande – si potrà accedere al secondo semestre. Una svolta che, secondo il decreto attuativo DM n. 418 del 30 maggio, dovrebbe democratizzare l’accesso agli studi sanitari, ma che rischia di generare più problemi di quanti ne risolva.
Come sottolineato da Testbusters, organizzazione che da anni prepara gli aspiranti medici, il nuovo sistema potrebbe costare alle casse pubbliche oltre mezzo miliardo l’anno, dieci volte più del precedente. Un conto salato, aggravato dal possibile sovraffollamento delle aule e dal rischio di formare professionisti meno preparati. "Se mal gestita, questa riforma rischia di peggiorare la qualità dell’assistenza sanitaria invece di migliorarla", ha avvertito Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei tecnici sanitari, evidenziando come le professioni sanitarie non debbano mai essere considerate un ripiego.
La differenza tra immatricolazione e iscrizione, fino ad ora un passaggio tecnico per gli studenti, diventa cruciale. Con la riforma, l’immatricolazione – atto unico che sancisce l’ingresso in un ateneo – non sarà più vincolata al superamento di una prova preliminare. Ma è dopo, con gli esami del primo semestre, che si giocherà la partita vera. Chi non li passerà dovrà cambiare strada, con il rischio di ritrovarsi deluso e senza alternative concrete.
Intanto, il dibattito infuria. C’è chi vede nella riforma un’opportunità per ridurre l’ansia da selezione iniziale e chi, invece, teme che l’assenza di un filtro all’ingresso porti a un affollamento insostenibile, con atenei costretti a gestire numeri eccessivi e una fuga di cervelli verso il privato o l’estero che non accenna a fermarsi. Senza contare che, come ricordano molti critici, il problema non è solo l’accesso alla facoltà di Medicina, ma la carenza cronica di medici nel Sistema Sanitario Nazionale, che nessuna riforma degli esami sembra in grado di risolvere.




