L’Ue verso lo stop totale al gas russo: entro il 2027 divieto di importazioni
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Redazione Esteri
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Bruxelles ha deciso di chiudere definitivamente i rubinetti del gas russo, ponendo fine a un rapporto di dipendenza energetica che, nonostante i progressi degli ultimi due anni, continua a rappresentare una vulnerabilità strategica per l’Europa. La Commissione europea ha presentato un piano vincolante che prevede l’azzeramento delle importazioni di gas – sia via gasdotto che in forma liquida – entro il 2027, confermando così una svolta già annunciata ma mai formalizzata con tappe precise.
"Non sarà più possibile per Mosca usare l’energia come arma di ricatto", ha dichiarato il commissario Ue all’Energia Dan Jørgensen, sottolineando che, anche in caso di pace in Ucraina, "non sarebbe sensato tornare a dipendere dai combustibili fossili russi". Un messaggio netto, che riflette la volontà politica di Bruxelles di tagliare ogni legame con il Cremlino, dopo che l’invasione dell’Ucraina ha reso insostenibile qualsiasi forma di collaborazione energetica.
Il piano RePowerEU, già avviato nel 2022, ha già prodotto risultati significativi: le importazioni di petrolio russo sono crollate dal 27% al 3%, mentre quelle di gas si sono ridotte dal 45% al 13%. Il carbone, invece, è stato completamente bandito. Ma ora si passa alla fase decisiva: stop al gas spot entro il 2025 e fine dei contratti a lungo termine entro il 2027, con l’obiettivo di eliminare ogni traccia di approvvigionamento da Mosca.
Non mancano, tuttavia, le difficoltà. L’Ungheria e la Slovacchia, ancora fortemente dipendenti dal petrolio russo, dovranno presentare piani nazionali per adeguarsi alle nuove direttive, mentre i mercati energetici hanno reagito con nervosismo alla notizia, facendo schizzare i prezzi del gas del 5% in poche ore. Una reazione che dimostra quanto il percorso verso l’autosufficienza energetica – seppure inevitabile – non sarà privo di ostacoli.




