Gas russo, la Spagna guida l’impennata delle importazioni Ue: il paradosso del blocco di Hormuz

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Europa predica bene e, stando agli ultimi dati sui flussi commerciali, razzola decisamente male. A pochi mesi dall’entrata in vigore del tanto sbandierato divieto alle importazioni di gas naturale liquefatto (LNG) russo, fissato per il primo gennaio del 2027, i numeri raccontano una storia diametralmente opposta. Secondo una nuova analisi del think tank finlandese Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), l’Unione Europea non solo ha mancato l’obiettivo di ridurre la dipendenza, ma ha letteralmente invertito la rotta, incrementando gli acquisti in un momento di crisi globale. Sorpresa delle sorprese: a dettare il passo non è l’Ungheria di Viktor Orbán, bensì la Spagna, storicamente considerata un modello nella transizione green e campione delle rinnovabili. I dati diffusi nella seconda metà di aprile parlano chiaro: Madrid, complice l’esplosione del conflitto in Iran e la conseguente chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, ha aumentato gli acquisti di Gnl russo del 124% rispetto al mese precedente, versando nelle casse del Cremlino circa 355 milioni di euro in un solo mese.

Il domino Hormuz e il ritorno delle materie prime russe

L’impennata delle importazioni, che ha portato la Spagna a superare acquirenti storici come Francia e Belgio, è la diretta conseguenza di un riallineamento energetico globale innescato dalla guerra in Medio Oriente. Con il blocco dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita una fetta significativa del petrolio e del Gnl mondiale – e i danni riportati dalle infrastrutture energetiche del Qatar, il mercato si è improvvisamente trovato senza una delle sue fonti primarie. In questo vuoto, il gas russo ha rappresentato una valvola di sfogo immediata. Come evidenziato dall’esperta Anne-Sophie Corbeau del Center on Global Energy Policy della Columbia University, se il blocco dovesse persistere, la situazione si farà critica. La studiosa osserva che, se da un lato le forniture via gasdotto da Algeria, Norvegia e Azerbaigian dovrebbero rimanere grossomodo stabili rispetto all’anno scorso, il nodo è tutto nel Gnl: le spedizioni originariamente dirette in Europa rischiano di essere deviate verso l’Asia, dove i compratori sono disposti a pagare un prezzo più alto.

L’illusione dell’indipendenza e la morsa dei ricavi

L’aumento della domanda europea ha avuto un effetto collaterale immediato e imbarazzante per Bruxelles: ha riempito i forzieri di Mosca. Il Centre for Research on Energy and Clean Air ha calcolato che, complessivamente, i ricavi del Cremlino dalla vendita di combustibili fossili sono schizzati a 713 milioni di euro al giorno a marzo, segnando un incremento del 52% e toccando il massimo degli ultimi due anni. I terminali spagnoli – da Bilbao a Sagunto, quest’ultimo tornato a operare con carichi russi dopo una pausa iniziata nell’estate del 2024 – hanno giocato un ruolo cruciale in questa dinamica. Non si tratta di un caso isolato: se la Spagna guida la classifica, alle sue spalle si posizionano Ungheria (con 297 milioni), Francia (287) e Belgio (219), a dimostrazione che il “ritorno” al gas russo è un fenomeno trasversale e non più limitato ai paesi dell’Est Europa tradizionalmente più legati a Mosca.

Il dilemma della transizione: elettrificazione o nuova dipendenza?

Di fronte a questo scenario di crisi, le crepe nel fronte europeo iniziano a diventare visibili. Mentre il commissario Ue all’Energia, Dan Jørgensen, ribadisce che tornare indietro è “impensabile” e invita i governi a tagliare le tasse sulle bollette per tamponare l’emergenza, si moltiplicano le voci di chi chiede una sospensione del bando. Per superare la dipendenza dai fossili, sottolinea Corbeau, non basta puntare sulle rinnovabili: è necessario elettrificare i consumi. Una soluzione che, paradossalmente, rischia di creare una nuova forma di dipendenza, stavolta tecnologica e legata al predominio cinese nella produzione di pannelli solari, batterie e componenti per la mobilità elettrica. L’analisi dei flussi di marzo racconta di un’Europa che, pur di tenere accese le luci e far funzionare le industrie di fronte alla scarsità di Gnl qatariota, ha scelto la via più pragmatica, rimettendo temporaneamente da parte gli obiettivi geopolitici per rispondere all’urgenza dei rifornimenti.

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