Tensioni a Hormuz: Grimaldi esclude il blocco, ma la Nato prepara piani militari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre i mercati energetici tremano per le conseguenze dell’attacco americano alle centrali nucleari iraniane, Emanuele Grimaldi, intervistato sulle possibili ritorsioni di Teheran, ha espresso scetticismo riguardo alla chiusura dello stretto di Hormuz. «Non credo che gli iraniani lo bloccheranno», ha affermato, sottolineando come gli interessi economici in gioco siano troppo rilevanti per sacrificarli a una mossa tanto radicale. Le sue parole, però, contrastano con l’allarme che serpeggia tra i governi occidentali, già al lavoro su strategie per evitare il collasso degli approvvigionamenti petroliferi.
L’escalation militare, iniziata con le bombe di profondità lanciate dagli Usa, ha infatti superato in drammaticità – almeno sul piano mediatico – gli anni di conflitto tra Russia e Ucraina e le ricorrenti crisi israelo-palestinesi. E se il prezzo del greggio, in caduta libera a Wall Street, sembrerebbe suggerire un momentaneo alleggerimento della pressione, la realtà dei distributori racconta una storia diversa: la benzina, soprattutto in autostrada, ha ormai superato i 2,3 euro al litro nel servito, avvicinandosi pericolosamente ai 2 euro al self. Un paradosso che riflette l’incertezza dei mercati, i quali temono un’interruzione improvvisa dei flussi attraverso Hormuz, snodo cruciale per quasi un terzo del petrolio globale.
Proprio per questo, la Nato e gli Stati Uniti stanno valutando un intervento militare nel caso in cui l’Iran decida di ostruire il passaggio. Fonti governative italiane definiscono lo scenario «medio-probabile», mentre Roma analizza le possibili ripercussioni insieme alle altre cancellerie internazionali. Intanto, la presenza navale italiana nell’area è sotto i riflettori, dopo che Teheran ha colpito le basi americane in Qatar e Iraq, alimentando il timore di un’ulteriore escalation.
Le minacce iraniane, del resto, non sono mai state così concrete. Dopo l’attacco con bunker buster e missili Tomahawk, il Parlamento di Teheran ha invocato la chiusura dello stretto come ritorsione, facendo balzare in alto i premi assicurativi per le navi mercantili. E mentre il Brent e il Wti crollano in Borsa, il prezzo del gas e dei carburanti continua a salire, dimostrando come la paura di un conflitto aperto pesi più delle fluttuazioni speculative.




