Crosetto: “Hormuz è l’arma con cui l’Iran vuole ricattare il mondo”. E sul vertice Nato smentisce le tensioni con Trump

Crosetto: “Hormuz è l’arma con cui l’Iran vuole ricattare il mondo”. E sul vertice Nato smentisce le tensioni con Trump
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “È una riedizione di quel che abbiamo visto nei mesi scorsi, con Hormuz bloccato dalla inaccettabile e folle strategia iraniana”. Parole pesanti, quelle del ministro della Difesa Guido Crosetto, che in un’intervista al Corriere della Sera ha tracciato un quadro chiaro e netto della situazione in Medio Oriente, focalizzando l’attenzione sullo Stretto di Hormuz. Secondo il ministro, il regime di Teheran ha ormai trasformato quel passaggio strategico in un’arma di ricatto globale, una nuova e pericolosa strategia che va ben oltre il semplice atto di guerra.

La strategia iraniana e il ruolo dello Stretto di Hormuz

Crosetto ha spiegato che la strategia iraniana si basa su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: bloccare lo Stretto di Hormuz per danneggiare l’economia mondiale, usando la chiusura come una vera e propria leva di pressione. La situazione, ha osservato il ministro, è un copione già visto nei mesi scorsi, con la differenza che oggi si è più consapevoli della posta in gioco. “Nel divenire della guerra, gli iraniani hanno scoperto che la chiusura di Hormuz è la più forte delle armi, perché consente loro di danneggiare tutto il mondo”.

Un aspetto fondamentale, emerso dalle parole di Crosetto, riguarda le ricadute sul fronte interno al regime di Teheran, che si presenta spaccato in due anime contrapposte. Da una parte, i militari, legati in particolare ai Pasdaran, che rappresentano l’ala più dura e violenta; dall’altra, una componente più integralista, disposta a sacrificare il futuro del Paese pur di non piegarsi.

“Trump ha decapitato il regime iraniano, ma eliminando la parte religiosa sono rimasti i pasdaran, i militari più violenti ed estremisti”, ha dichiarato il ministro, escludendo un rinvigorimento dell'Iran da parte degli Stati Uniti.

L’Italia e gli impegni con la Nato

In questo contesto di tensione internazionale, l’Italia ribadisce la sua posizione all’interno dell’Alleanza Atlantica. Crosetto ha infatti sottolineato che l’Italia mantiene fede agli impegni presi con la Nato, in particolare per quanto riguarda l’incremento della spesa per la difesa. “Noi ci siamo impegnati ad arrivare al 5% di spese per la Nato nel 2035, con una revisione nel 2030. Siamo arrivati al 2,01% di spese per la difesa e al 2,8%, se consideriamo anche la sicurezza”.

Il ministro ha poi precisato che si tratta di investimenti che verranno gestiti senza intaccare le risorse destinate al sociale, con una richiesta di autorizzazione alla Ue per spese aggiuntive. Un impegno, quello italiano, che si traduce anche in termini di risorse umane: “Giorgia Meloni ha ribadito davanti agli alleati che noi siamo il primo contributore della Nato come uomini, davanti a Usa, Francia e Regno Unito”.

Il vertice Nato di Ankara e i rapporti con Trump

Rientrando dal vertice Nato di Ankara, il ministro ha voluto fare chiarezza anche sui presunti rapporti tesi tra il presidente americano Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che da settimane sarebbero al centro di voci su un progressivo raffreddamento dei rapporti. Smentendo le ricostruzioni apparse sulla stampa, Crosetto ha parlato di un clima normale: “Chi era presente sa bene che erano seduti allo stesso tavolo e che, per tutta la cena, ci sono state conversazioni normali”.

Contrariamente a quanto si vociferava, il vertice si sarebbe concluso con un messaggio di coesione. “Molti pensavano che saltasse l’Alleanza atlantica e che Trump avrebbe mortificato tutti i leader e invece ha concluso con un appello peace and love”.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.