Crisi Iran-Usa, gas e petrolio in rialzo dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo del gas, seguendo l’andamento del petrolio, ha registrato un incremento significativo nelle prime ore di contrattazioni ad Amsterdam, dove le quotazioni hanno toccato i 41,90 euro al megawattora, con un aumento del 2%. L’impennata riflette le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, innescate dall’attacco statunitense alle basi nucleari iraniane e dalle successive minacce di Teheran, che ha ventilato la possibilità di chiudere lo Stretto di Hormuz. Una mossa che, se attuata, avrebbe ripercussioni immediate sui mercati energetici globali, dato che quel passaggio strategico è responsabile del transito di circa un quinto del greggio mondiale.

Nonostante i timori, però, il petrolio ha aperto la settimana con rialzi contenuti, lontani dalle previsioni più pessimistiche che ipotizzavano aumenti fino a 5 dollari al barile. Il Brent, riferimento per l’Europa, si è attestato sopra i 78 dollari, guadagnando l’1%, mentre un mese fa viaggiava attorno ai 67. Un segnale che gli operatori, almeno per ora, non credono a un’escalation incontrollata. "L’ipotesi di un blocco dello Stretto è improbabile", ha commentato l’analista Cuzzelli, sottolineando come si tratti di "uno dei luoghi più sorvegliati al mondo".

La cautela dei mercati è in parte dovuta anche alla strategia dell’Opec+, che da tempo regola la produzione per evitare shock eccessivi. Intanto, il Parlamento iraniano ha approvato una risoluzione per valutare la chiusura dello Stretto, demandando però la decisione finale al Consiglio supremo di sicurezza nazionale. Una mossa che, se da un lato accresce l’incertezza, dall’altro lascia intendere che Teheran potrebbe optare per una risposta calibrata.

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