Il processo Becciu riparte con un colpo di scena: il pm Diddi viene ricusato
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Redazione Esteri
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Sono i sotterranei del Vaticano, quelli che ispirarono il premio Nobel André Gide, a riaffiorare con prepotenza nell’aula del tribunale vaticano dove, questa mattina del 22 settembre 2025, si è aperto ufficialmente il processo d’Appello per il maxi-procedimento sul palazzo di lusso di Londra. Un nuovo capitolo, che si annuncia ancor più intricato del primo, si è inaugurato con una mossa a sorpresa della difesa: i giudici hanno infatti dichiarato ammissibile la ricusazione del Promotore di Giustizia, il professor avvocato Alessandro Diddi, la cui condotta è stata posta sotto scrutinio. La decisione, che getta un’ombra sull’operato dell’accusa, rappresenta un primo, significativo scoglio per l’ufficio del procuratore e una vittoria tattica per i legali del cardinale Giovanni Angelo Becciu e di altri tre condannati in primo grado, i quali hanno presentato l’istanza.
La vicenda che porta alla ricusazione affonda le radici in una fitta rete di comunicazioni private, emerse dopo la sentenza di primo grado della scorsa dicembre. Il nodo centrale riguarderebbe, secondo quanto sostenuto dai difensori, le chat intercorse tra Genoveffa "Genevieve" Ciferri, definita “amica e sodale” di monsignor Alberto Perlasca – figura chiave nell’inchiesta – e lo stesso pm Diddi. In quelle conversazioni, stando alle argomentazioni della difesa, il pubblico ministero avrebbe concordato con personaggi estranei alle indagini, come la Ciferri, le modalità di gestione del processo, sollevando forti dubbi sulla sua imparzialità. Una circostanza che i giudici d’appello hanno ritenuto sufficientemente fondata per accogliere la richiesta, costringendo di fatto la procura a un improvviso cambio di passo.
Il procedimento, che nel suo primo grado si è dipanato attraverso 86 udienze e si è concluso con la condanna di dieci imputati per reati che spaziano dalla truffa alla corruzione, viene ormai definito il “processo del secolo” per la Corte dello Stato della Città del Vaticano. La sua eccezionalità risiede non solo negli enormi importi finanziari movimentati dalla Segreteria di Stato per l’acquisto dell’immobile londinese, ma anche per la presenza, inedita sul banco degli imputati, di un porporato di alto rango come Becciu, già sostituto per gli Affari generali. Un caso che, per la sua complessità, tiene banco da anni e che ora, in appello, si riapre sotto i migliori auspici per la difesa.




