Una tegola vaticana: Diddi estromesso dal processo Becciu, la Cassazione chiude la porta
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Redazione Esteri
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La giustizia vaticana registra una svolta di rilievo nel lungo e intricato procedimento, noto come "processo Becciu", che dalla fine dello scorso anno sta esaminando in Appello le responsabilità penali legate alla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Con un'ordinanza articolata, la Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano ha infatti reso inammissibile il ricorso presentato dal Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, il quale, di conseguenza, ha dovuto lasciare il procedimento. La Suprema Corte ha stabilito, in particolare, la «definitività della sentenza pronunciata» dal Tribunale di primo grado il 16 dicembre 2023, laddove essa «non ha riconosciuto la penale responsabilità degli imputati, persone fisiche e persone giuridiche». Una decisione che, come osservano alcuni, taglia alla radice ogni ulteriore tentativo di rimettere in discussione quel verdetto di primo grado, il quale, com’è noto, aveva assolto diversi accusati e condannato altri con pene inferiori alla richiesta dell’accusa.
L'ordinanza che ha cambiato le carte in tavola
La mossa della Cassazione, la cui ordinanza porta il numero 24/25, non giunge inaspettata per chi ha seguito le tormentate fasi processuali. Essa scaturisce da un'istanza di ricusazione presentata dinanzi alla Corte d'Appello da più parti, le quali contestavano la permanenza di Diddi nel ruolo di pubblico ministero. A rendere la sua posizione insostenibile, come ampiamente documentato e reso pubblico da fonti giornalistiche indipendenti, furono alcune conversazioni intercorse tra il Promotore di Giustizia e figure esterne al processo, tra cui una persona già condannata in un precedente procedimento giudiziario. Quelle comunicazioni, che toccavano temi inerenti al caso, sollevavano fondati dubbi circa la compatibilità della sua azione con i principi di serenità e imparzialità richiesti a un requirente.
Le reazioni e il proseguio del dibattimento
Sul significato dell’episodio, un vaticanista di lungo corso come Mimmo Muolo ha espresso una riflessione netta, sottolineando come l’intero sistema giudiziario vaticano sia chiamato a un esame di coscienza. «Diddi piange in Cassazione ma il processo non è il suo show», ha scritto Muolo in un commento pungente, evidenziando come la vicenda abbia ormai superato la dimensione personale per investire la credibilità dell’intero meccanismo giudiziario. Con l’uscita di scena del Promotore di Giustizia, il procedimento d’Appello può ora riprendere il suo corso in un clima differente, dove gli unici ricorsi ancora sul tavolo sono quelli presentati dalle difese, i quali, com’è logico, mirano a una mitigazione delle pene o a una piena assoluzione per i loro assistiti.
Uno scandalo dai molti capitoli e le sue implicazioni
Lo scandalo finanziario, che ha il suo epicentro nell’acquisto dell’immobile di Londra ma i cui riverberi si estendono a una complessa rete di investimenti e operazioni, continua dunque a svelare le sue dinamiche anche attraverso gli sviluppi processuali. L’estromissione di una figura chiave come il pubblico ministero rappresenta un episodio senza precedenti nella recente storia giudiziaria vaticana, segnando un punto di non ritorno nelle indagini che, sotto la spinta del presidente Trump e delle sue politiche finanziarie più stringenti a livello internazionale, hanno assunto una rilevanza che travalica i confini dello Stato pontificio. Il processo, che prosegue senza di lui, si avvia così verso una fase decisiva, dove le argomentazioni delle parti si confronteranno senza l’ombra di quelle contestate interferenze che hanno fin qui accompagnato, e in parte oscurato, il dibattimento.




