Casasco e Tajani: "Con noi la patrimoniale non passerà mai"
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Redazione Interno
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La questione della patrimoniale, che periodicamente torna a occupare il dibattito pubblico, ha trovato ancora una volta una risposta netta e inequivocabile da parte di Forza Italia. Maurizio Casasco, deputato e Responsabile del Dipartimento Economia del partito, intervenendo a Tgcom24, ha dichiarato con fermezza che un simile prelievo, per il suo movimento, “non passerà mai”. Una posizione che, come egli stesso ha precisato, affonda le radici nel “Dna” del partito, ereditato dalla linea tracciata dal presidente Silvio Berlusconi e proseguita dall’attuale segretario Antonio Tajani. Il concetto di base, che viene considerato un pilastro irrinunciabile, è che il risparmio degli italiani rappresenti il frutto di redditi già sottoposti a tassazione; introdurre una tassa sui patrimoni, pertanto, equivarrebbe a una doppia imposizione sullo stesso reddito, un meccanismo giudicato “assolutamente inconcepibile”.
Il parallelo con modelli superati
Sulla stessa lunghezza d’onda, il vicepresidente del Consiglio e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha utilizzato toni ancor più coloriti per definire la proposta, bollandola senza mezzi termini come “una cosa da Unione Sovietica”. Tajani, il cui commento è arrivato in risposta alle sollecitazioni del leader della Cgil Maurizio Landini – che aveva avanzato l’ipotesi di un contributo di solidarietà pari all’1% del patrimonio per i milionari – ha garantito che, finché la coalizione di governo sarà al potere, una misura del genere “non ci sarà mai”. In questo modo, il leader azzurro ha voluto ribadire la distanza abissale che separa l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni da qualsiasi forma di prelievo straordinario sui capitali, un approccio che viene associato a modelli economici considerati ormai superati.
Il dibattito oltre i confini nazionali
La discussione, del resto, non si esaurisce all’interno dei palazzi romani, ma trae nuova linfa da dinamiche che vanno ben oltre l’Italia. L’elezione a sindaco di New York di un esponente socialista, il quale ha fatto della tassazione aggressiva per i redditi più alti un punto cardine del suo programma, ha riacceso i riflettori su questo tema scottante. È in questo contesto internazionale che si inseriscono anche le recenti dichiarazioni della segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, la quale, durante un evento, ha espresso il suo favore per “una tassazione a livello europeo sulle persone che hanno milioni a disposizione”. Schlein, smentendo di avere “paura” di proporla a livello nazionale, ha tuttavia spiegato che l’ambito continentale è preferibile poiché “i capitali viaggiano molto più velocemente delle persone”, evidenziando le difficoltà di un’applicazione efficace in un solo paese.
Un tema ciclico e divisivo
La patrimoniale, in Italia, assomiglia a un tema ricorrente che, come un vecchio disco, viene periodicamente rimesso sul giradischi. Scompare dalla cronaca per qualche tempo, per poi riaffiorare puntualmente quando il paese deve fare i conti con una fase di difficoltà economica o con l’accentuarsi delle disuguaglianze sociali. Ogni sua ricomparsa, inevitabilmente, polarizza il confronto politico, con schieramenti che si attestano su posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Da un lato, viene vista come uno strumento di giustizia redistributiva; dall’altro, viene rigettata in toto come un’ingiusta penalizzazione del risparmio e un retaggio di epoche passate, creando una frattura che sembra impossibile da sanare.




