Guerra in Iran, pioggia di bombe su Teheran e raid per decapitare il regime: colpito palazzo dell’Assemblea degli Esperti. Media: Mojtaba Khamenei succede al padre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il quinto giorno di guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran si è aperto all’alba con nuove esplosioni che hanno scosso Teheran mentre, in una escalation che non accenna a placarsi, le difese israeliane sono state attivate per intercettare missili in arrivo e raffiche di allarmi sono risuonate fino a Gerusalemme. L’operazione militare, che il Comando Centrale Usa definisce senza precedenti e che vede già cinquantamila soldati americani impegnati con la promessa di ulteriori rinforzi, ha visto un raddoppio dell’intensità dei bombardamenti rispetto alla campagna del 2003 in Iraq, con quasi duemila obiettivi colpiti all'interno del territorio persiano e l'ammiraglio Brad Cooper, a capo delle forze statunitensi nella regione, che ha rivendicato il grave danneggiamento delle difese aeree nemiche e la distruzione di centinaia di missili balistici e rampe di lancio.
Un aspetto centrale di questa offensiva, a quanto riferiscono fonti militari israeliane, sembra essere quello di decapitare i vertici del regime: un raid mirato avrebbe preso di mira proprio l’edificio che ospita, nella città santa di Qom, l'Assemblea degli Esperti, il potente consesso di ottantotto religiosi a cui spetta il compito di eleggere la nuova Guida Suprema dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, avvenuta sabato scorso nell'ondata iniziale di attacchi. Sebbene le agenzie semi-ufficiali iraniane, vicine ai Pasdaran, abbiano inizialmente smentito che vi fosse una riunione in corso al momento del bombardamento, precisando che l'assemblea sta procedendo ai suoi lavori in modalità a distanza, la scelta del bersaglio appare inequivocabile nel suo intento di colpire il cuore del processo decisionale che deve garantire la continuità della Repubblica Islamica.
Lo scenario della successione e la reazione di Teheran
Sulla successione, il quadro rimane estremamente fluido e avvolto nella propaganda. I media israeliani avevano inizialmente dato per certa la designazione di Mojtaba Khamenei, figlio cinquantaseienne del defunto leader, descritto come figura di primo piano nelle strutture di potere e strettamente legato ai vertici dei Pasdaran, nonché considerato più oltranzista del padre. La notizia è stata però categoricamente smentita dalle rappresentanze diplomatiche iraniane, con il consolato generale a Mumbai che ha parlato di voci prive di qualsiasi fonte ufficiale, mentre a Teheran sono iniziate le tre giornate di cerimonie pubbliche di cordoglio per la morte di Khamenei, il cui feretro è esposto nella Grande Mosalla della capitale in attesa dei funerali. Nel frattempo, la macchina bellica iraniana non ha interrotto la sua risposta: i Pasdaran hanno lanciato una nuova salva di una quarantina di missili balistici contro basi statunitensi in Kuwait e nel Golfo, colpendo anche l'ambasciata americana a Riad e il consolato a Dubai, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in una conversazione telefonica con il consigliere per la Sicurezza Nazionale iracheno Qasim al-Araji, ha discusso della necessità di rafforzare la cooperazione per la sicurezza dei confini comuni, segno di una preoccupazione per un'ulteriore espansione territoriale del conflitto.
L’incidente con la Turchia e il rischio di allargamento del conflitto
Il pericolo di uno sconfinamento della guerra è d'altronde divenuto palpabile con l'incidente che ha visto protagonista la Turchia, membro della Nato. Il ministero della Difesa di Ankara ha reso noto che un missile balistico lanciato dall'Iran, dopo aver sorvolato lo spazio aereo iracheno e siriano ed essersi diretto verso il territorio turco, è stato prontamente intercettato e distrutto dalle unità di difesa aerea dell'Alleanza Atlantica dispiegate nel Mediterraneo orientale. Un frammento del missile intercettato è caduto nella regione di Hatay, senza per fortuna causare vittime o feriti, come hanno tenuto a sottolineare le autorità locali. L'episodio ha innescato una immediata reazione diplomatica: il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha chiamato il collega iraniano Araghchi per protestare formalmente contro il lancio, esortando tutte le parti coinvolte a evitare passi che possano portare a un'ulteriore, pericolosa escalation che finirebbe per coinvolgere direttamente la Turchia.
La ritirata diplomatica americana e l’asse con Israele
Sul fronte diplomatico e della sicurezza, il Dipartimento di Stato americano ha adottato misure precauzionali di vasta portata, autorizzando il personale governativo non essenziale e i loro familiari a lasciare l'Arabia Saudita, l'Oman e Cipro a causa dei crescenti rischi per l'incolumità legati al conflitto in corso. Una decisione analoga è stata presa per i consolati di Lahore e Karachi in Pakistan, dopo che violente proteste hanno preso di mira le rappresentanze statunitensi. L'Oman, che storicamente funge da canale di comunicazione tra Washington e Teheran, si è trovato particolarmente esposto, con attacchi che hanno danneggiato una nave nel suo porto commerciale, mentre a Cipro un drone di fabbricazione iraniana si è schiantato contro una base aerea britannica. In questo quadro di allarme diffuso, Israele ha intensificato le sue operazioni anche sul fronte libanese, colpendo obiettivi di Hezbollah nelle vicinanze di Beirut e causando ulteriori vittime civili, mentre la tv di Stato iraniana ha ormai ribattezzato il conflitto come "la guerra del Ramadan".




