Mps, Lovaglio apre a Unicredit dopo l'assemblea: «È un'opzione». E la relazione del cda rassicura i soci
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Redazione Economia
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In vista dell'assemblea straordinaria del 29 ottobre, il ceo di Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio amplia il perimetro della partita. Intervistato da Bloomberg TV, il manager non ha chiuso la porta a un possibile ingresso di Unicredit nel risiko bancario che ruota attorno a Siena, Banco Bpm e Banca Generali. Sollecitato sulle indiscrezioni relative a un interesse del gruppo guidato da Andrea Orcel per attività che potrebbero essere cedute nell'ambito delle operazioni, Lovaglio ha risposto: «È un'opzione».
Il numero uno di Rocca Salimbeni ha precisato che «non abbiamo avuto discussioni» e che la banca di Piazza Gae Aulenti mantiene un atteggiamento di attesa, con la situazione che «dopo l'assemblea potrebbe evolvere in modo diverso».
L'assemblea non è un referendum
Lovaglio ha respinto con fermezza la lettura del voto assembleare come un confronto diretto tra il progetto di Siena e l'Opas di Intesa Sanpaolo. «Non è un referendum tra la proposta di Siena e l'Opas di Intesa», ha affermato, spiegando che un eventuale voto positivo «offre la possibilità ai nostri soci di avere un'alternativa all'Opas e ci consente di esercitare una pressione competitiva sui prezzi».
La vera decisione per gli azionisti arriverà più tardi, a novembre o dicembre, quando dovranno scegliere se consegnare le azioni all'offerta di Ca' de Sass o puntare sull'integrazione con Banco Bpm e Banca Generali. Senza un'alternativa, ha ragionato Lovaglio, Intesa avrebbe la strada spianata e potrebbe anche non fare alcun rilancio.
Sul fronte del prezzo, il ceo ha alzato la pressione: un intervento più aggressivo di Intesa prima del voto sarebbe difficile senza modificare i termini economici, perché «il prezzo non rappresenta il valore della nostra compagnia». Lovaglio ha anche segnalato «alcune incertezze sul perimetro» del progetto di Intesa, elemento essenziale per definire le sinergie.
Il voto di fine ottobre, in questa prospettiva, serve soprattutto a guadagnare tempo: «Dopo l'assemblea, quando gli azionisti avranno votato, avremo più tempo per spiegare meglio il nostro progetto» e «riesaminare meglio il progetto di Intesa».
La relazione del cda e le rassicurazioni ai soci
Nella relazione pubblicata in vista dell'assemblea, il consiglio di amministrazione di Mps ha precisato alcuni punti chiave delle due Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Il documento esclude, «alla data della presente Relazione», chiusure di sportelli connesse all'operazione su Piazza Meda, «fatti salvi eventuali interventi richiesti in esito alle valutazioni antitrust, che si ritengono comunque limitati, in ragione della complementarità della rete distributiva».
Siena ha inoltre chiarito che le due offerte non implicano necessariamente il delisting delle azioni Banco Bpm e Banca Generali, lasciando aperta la possibilità di valutare «soluzioni di governance idonee a riflettere l'apporto, le competenze e le specificità delle diverse realtà».
La documentazione assembleare affronta anche il nodo della capacità patrimoniale in vista del dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, previsto in parte in contanti e in parte in azioni Generali. Con la riduzione del capitale, le riserve distribuibili potrebbero arrivare fino a 16,3 miliardi in caso di completamento dell'integrazione con Mediobanca, una capienza definita sufficiente a sostenere la distribuzione. Lovaglio si è detto fiducioso sul sostegno dei due principali azionisti, Delfin e Caltagirone: «Credo che entrambi i soci riconosceranno che è un deal di valore».
Il manager ha però ammesso che, allo stato attuale, «non abbiamo un piano B» in caso di esito negativo del voto, pur escludendo che questo significhi arrendersi.
L'iter autorizzativo di Intesa e il quadro di mercato
Mentre Siena prepara l'appuntamento con i soci, Intesa Sanpaolo procede spedita sul fronte delle autorizzazioni per la sua Opas su Mps. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha già incassato il via libera incondizionato per oltre il 75% delle 46 richieste avanzate alle autorità dei circa trenta Paesi in cui operano Mps, Mediobanca e Generali. In Italia è arrivata l'autorizzazione dell'Ivass all'acquisizione indiretta del 13,32% di Generali detenuto attraverso Mediobanca.
Il completamento dell'iter internazionale è atteso prima della decisione della Bce, prevista tra metà e fine ottobre.
Sul mercato, la quotazione di Mps ha superato quota 12 euro, spingendo l'offerta di Intesa da un premio iniziale a un lieve sconto rispetto al valore di Borsa del titolo senese. Il corrispettivo messo sul tavolo a giugno da Ca' de Sass prevede 1,6 azioni Intesa di nuova emissione più 1 euro in contanti per ogni titolo Mps, un'offerta che agli attuali corsi valorizzerebbe la banca senese circa 11,91 euro. A metà seduta martedì 29 settembre, il titolo Mps ha accelerato a 12,05 euro, consolidando un premio di oltre l'1,1% rispetto al valore implicito dell'offerta.
La partita resta aperta su più tavoli, con l'assemblea del 29 ottobre come snodo temporale prima delle decisioni definitive degli azionisti.
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