Gaza, raid israeliani su edifici residenziali: 9 morti tra cui tre bambini. Colpito deposito farmaci accanto all'ospedale
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Redazione Esteri
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Almeno nove palestinesi, tra cui tre bambini, hanno perso la vita nei raid condotti dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza, che hanno preso di mira diversi edifici residenziali a Gaza City, Deir el-Balah e Khan Younis. Le fonti degli ospedali locali, citate da Al Jazeera, hanno confermato il bilancio delle vittime, tra le quali figura anche una coppia deceduta nel proprio appartamento, centrato dai colpi sparati da un elicottero come ha spiegato il portavoce della difesa civile.
Questi attacchi si sono verificati nonostante Hamas abbia dichiarato di aver sottoscritto l'accordo per l'ultimo step volto alla fine della guerra, un'iniziativa che nelle intenzioni avrebbe dovuto rappresentare un passo decisivo verso la pacificazione.
Il deposito di farmaci distrutto accanto all'ospedale Martiri di al-Aqsa
Nel centro della Striscia, a Deir al-Belah, le Forze armate israeliane (Idf) hanno bombardato un deposito di farmaci situato accanto all'ospedale Martiri di al-Aqsa. L'azione militare ha completamente distrutto il magazzino, riducendolo a un profondo cratere; le immagini raccolte sul posto mostrano scatole di cartone e il loro contenuto sparsi ovunque tra tende e macerie, insieme ai resti di due dei quattro magazzini del sito che sono stati letteralmente cancellati, mentre gli altri due hanno riportato danni estesi.
Il portavoce dell'ospedale ha denunciato la perdita di ingenti quantità di soluzioni endovenose, medicinali e forniture essenziali per reparti vitali come la dialisi e la terapia intensiva. Un portavoce della struttura sanitaria, come riportato dal Times of Israel, ha accusato l'Idf di aver colpito deliberatamente le riserve mediche della struttura, un atto che, secondo quanto riferito, rischia di compromettere gravemente la capacità di offrire cure in un contesto già segnato da una drammatica carenza di rifornimenti a causa del blocco imposto dallo stato ebraico.
Bilancio delle vittime e violazioni nonostante i negoziati
Secondo il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, almeno sette palestinesi sono stati uccisi negli attacchi dell'Idf nella Striscia nelle ultime 48 ore, e un'ulteriore persona è deceduta in seguito alle ferite riportate in un precedente raid, con un totale di 76 feriti che si aggiunge a un quadro di violenza che non accenna a diminuire. I bombardamenti di sabato hanno colpito anche Nuseirat, Magazhi e Gaza City, allargando ulteriormente il raggio delle ostilità in un territorio già provato da oltre due anni di guerra.
Un testimone ha raccontato all'agenzia Anadolu che i residenti del campo profughi adiacente al nosocomio sono stati svegliati dagli ordini di evacuazione impartiti solo pochi minuti prima dell'impatto, riuscendo a mettersi in salvo portando con sé i propri bambini, mentre al loro ritorno hanno trovato le loro tende completamente rase al suolo, con circa 1.000 sfollati che hanno perso quanto avevano e decine di tende distrutte.
Il ministero della Salute di Gaza ha condannato l'azione definendola un attacco "diretto e sistematico" contro il sistema sanitario, mentre dall'esercito israeliano, che non ha rilasciato immediati commenti sulle operazioni del fine settimana, sono già arrivate in passato accuse nei confronti di Hamas per l'utilizzo di infrastrutture civili a scopi bellici, una dinamica che si ripete costantemente in questi drammatici frangenti.
Un contesto di violenza persistente e infrastrutture sotto tiro
L'escalation di violenza arriva in un momento particolarmente delicato, in cui le trattative per il disarmo di Hamas sembravano aver raggiunto un punto di svolta, eppure gli attacchi continuano a colpire obiettivi civili e le strutture sanitarie, già ridotte all'osso dal prolungato conflitto e dalla difficoltà di approvvigionamento.
Il bombardamento del deposito farmaceutico mette a rischio la sopravvivenza di numerosi pazienti, minando ulteriormente un sistema sanitario che, come denunciato dagli stessi operatori, sta pagando un prezzo altissimo in termini di capacità operativa, con circa la metà della sua funzionalità complessiva già fuori servizio. La distruzione di un bene così prezioso come le scorte mediche, in una terra dove l'accesso alle cure è già un'impresa titanica, rappresenta un ulteriore colpo alla popolazione civile, costretta a vivere in uno stato di paura costante e in condizioni di estrema precarietà.
Le voci degli sfollati, che raccontano di una guerra che si abbatte su di loro ogni giorno senza tregua, sono l'eco di una tragedia che si consuma sotto gli occhi del mondo, in attesa di un cessate il fuoco che sembra ancora lontano, sebbene le parti siano formalmente impegnate in un percorso negoziale che potrebbe portare a una definitiva soluzione del conflitto.
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