La nuova riforma sulle donazioni, approvata alla Camera, cambia le regole per gli immobili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La riforma sulle donazioni, il cui iter parlamentare si è concluso con il voto favorevole della Camera lo scorso 26 novembre, modifica in maniera sostanziale, come atteso da diversi anni, la disciplina che regola questo particolare passaggio di proprietà. L’intervento normativo, il cui obiettivo dichiarato è quello di sbloccare una volta per tutte il mercato degli immobili che siano stati oggetto di una precedente donazione, interviene principalmente su un aspetto tecnico ma di grande impatto pratico: viene infatti eliminata la cosiddetta restituzione degli immobili donati verso gli acquirenti a titolo oneroso, un meccanismo che spesso ha creato incertezze e lungaggini, complicando non poco le compravendite. La nuova legge, destinata a entrare in vigore a partire dal prossimo anno, si inserisce in un quadro più ampio di revisione del sistema, il quale prevede, dal 2026, anche una razionalizzazione della fiscalità legata alle successioni e alle donazioni stesse.

Le implicazioni pratiche della nuova norma

Da un punto di vista concreto, chi acquisterà un immobile che era stato donato in precedenza non dovrà più temere di vederselo rivendicare dagli eredi del donante, a meno che non sia provata la malafede dell’acquirente stesso, circostanza che sposta l’onere della prova e garantisce una maggiore sicurezza giuridica. Questo cambiamento, di per sé tecnico, avrà ripercussioni importanti sulla fluidità delle transazioni immobiliari, liberando dal vincolo della potenziale revoca una fetta consistente del patrimonio edilizio nazionale. La riforma, che si appresta a diventare operativa dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, rappresenta dunque un tentativo di semplificare procedure che finora si sono rivelate farraginose, rispondendo a un’esigenza di chiarezza avanzata da tempo dai professionisti del settore.

Il contesto fiscale in evoluzione

Parallelamente a questa innovazione, e in un quadro temporale leggermente posticipato, un altro importante testo normativo già in vigore dispiegherà i suoi effetti pienamente a partire dal 1° gennaio 2026, andando a modificare la tassazione in materia di successioni e donazioni. La riforma fiscale, che si propone di eliminare la doppia imposizione attraverso l’abolizione del coacervo e il raddoppio delle franchigie previste per gli eredi, mira a ottenere un risparmio concreto per le famiglie chiamate a regolare le questioni patrimoniali. Si tratta di un intervento che, senza stravolgere gli istituti giuridici di base, ne ricalibra gli oneri finanziari, con l’intento dichiarato di alleggerire il carico sui beneficiari e di rendere più lineare il calcolo delle imposte dovute.

Verso una semplificazione complessiva

L’insieme di queste modifiche, quindi, delinea un percorso di progressiva semplificazione che interessa due fronti distinti ma correlati: da un lato, la sicurezza e la certezza del diritto nelle transazioni, con la chiusura del contenzioso legato alla restituzione degli immobili; dall’altro, il versante tributario, con una razionalizzazione degli adempimenti e una riduzione degli oneri per i cittadini. La sinergia tra i due provvedimenti, sebbene separati nel tempo di attuazione, punta a creare un ecosistema normativo più snello e prevedibile, nel quale le procedure di passaggio generazionale dei beni possano svolgersi con minori intoppi burocratici e fiscali. La guida completa alle norme in materia di successione, aggiornata a questa nuova legge, diventa quindi uno strumento essenziale per orientarsi tra agevolazioni, aliquote, e le regole relative all’autoliquidazione e al versamento delle imposte.

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