Mikaela Shiffrin scrive ancora la storia: sesta Coppa del Mondo generale, agganciata la leggenda Moser-Pröll

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono imprese che vanno oltre la semplice somma di punti e podi, e quella che Mikaela Shiffrin ha messo a segno sulle nevi norvegesi di Hafjell appartiene di diritto a questa categoria. La fuoriclasse statunitense, che a 31 anni continua a riscrivere i parametri dello sci alpino mondiale, ha infatti conquistato la sesta Coppa del Mondo generale della sua straordinaria carriera, eguagliando un record che apparteneva da quasi mezzo secolo ad Annemarie Moser-Pröll. L’austriaca, va ricordato, aveva dominato la scena tra il 1971 e il 1979, ma il segno lasciato dall’americana – con i successi del 2017, 2018, 2019, 2022, 2023 e ora di questo 2026 – assume i contorni di un’apoteosi tecnica e mentale difficile da eguagliare. A consegnarle la sfera di cristallo numero sei è stato l’ultimo gigante stagionale, una gara che per certi versi ha rappresentato una perfetta sintesi del suo essere campionessa: la capacità di gestire la pressione, di soffrire quando necessario e di trovare la soluzione nel momento decisivo.

Il copione, nella tappa di chiusura di Hafjell, sembrava essersi complicato oltre ogni previsione dopo una prima manche che aveva visto Shiffrin chiudere solo al diciassettesimo posto, posizione che di fatto la escludeva dalla zona punti valida per le finali. Era un momento di tensione palpabile, perché l’unica rivale ancora in corsa per il Titolo, la tedesca Emma Aicher – rivelazione di questa stagione per la sua straordinaria polivalenza – si era piazzata terza, mantenendo vivo il miraggio del sorpasso. Il meccanismo era matematico ma crudele: per soffiare la Coppa alla regina, alla 22enne di Garmisch-Partenkirchen sarebbe servita la vittoria nella gara, combinata a un piazzamento di Shiffrin al sedicesimo posto o peggio. Una combinazione improbabile, ma nello sport – e nello sci in particolare – il filo della logica può spezzarsi in una curva.

E invece, come ha fatto per gran parte della sua carriera, Shiffrin ha risposto con una seconda manche di carattere assoluto. Scendendo con la fluidità e la precisione che l’hanno resa celebre, ha rimontato posizioni fino a piazzarsi undicesima, cancellando ogni dubbio ancor prima che la sua diretta avversaria iniziasse l’ultima discesa. Un risultato che porta la firma di una forza mentale quasi sovrumana, se si considera che la pressione addosso non era certo quella di una gara qualsiasi. Quando il verdetto è stato matematico, con Aicher che nella sua seconda manche – probabilmente condizionata dall’evidenza del risultato ormai compromesso – ha commesso un errore che l’ha relegata al dodicesimo posto, l’emozione della statunitense è esplosa in un misto di incredulità e gioia. “Stavo litigando con il mio team perché non volevo iniziare a piangere se non eravamo sicuri al cento per cento”, avrebbe raccontato a caldo, dimostrando quanto fosse tesa fino all’ultimo metro.

Questa sesta Coppa generale non è solo il frutto di una gara di recupero, ma corona una stagione che Shiffrin ha costruito con una solidità impressionante, specialmente nello slalom speciale. Una disciplina, la sua, in cui ha letteralmente dominato vincendo nove delle dieci gare in programma, un ruolino di marcia che le ha permesso di accumulare 980 punti praticamente perfetti. A questo si sono aggiunti piazzamenti di rilievo in gigante – dove ha ottenuto un podio a Spindleruv Mlyn – e due prestazioni nei super-G che, seppur non siano il suo terreno di caccia preferito, hanno contribuito al bottino finale di 1.410 punti. D’altronde, la stagione dell’americana era già stata impreziosita dall’oro olimpico nello slalom a Milano Cortina, il terzo della sua carriera, un risultato che l’ha proiettata ancor di più nell’olimpo degli sport invernali.

Dall’altra parte, la sconfitta di Emma Aicher ha il sapore amaro di un’occasione sfumata, ma la stagione della tedesca resta comunque di altissimo livello. Seconda nella generale con 1.323 punti, ha dimostrato di essere forse la sciatrice più completa del circuito, capace di ottenere piazzamenti in tutte le discipline: seconda nella classifica di discesa, terza in super-G e sesta in slalom, oltre ad aver portato a casa due argenti olimpici. La sua ascesa rappresenta per lo sci femminile una ventata di aria fresca, e il duello con Shiffrin – che ha tenuto banco fino all’ultima gara – è stato il vero filo conduttore di un’annata avvincente.

L’ultimo gigante stagionale, per la cronaca, è andato alla canadese Valerie Grenier, che ha firmato il terzo successo in carriera con il tempo di 2’16”79, precedendo la norvegese Mina Fuerst Holtmann e l’austriaca Julia Scheib. Proprio Scheib, terza sul traguardo di giornata, ha potuto alzare al cielo la coppa di specialità del gigante, un trofeo che le spetta di diritto dopo una stagione da dominatrice assoluta con cinque vittorie in dieci gare.

Tra le italiane, la nota più lieta arriva dalla giovanissima Anna Trocker, classe 2008, che ha chiuso in ottava posizione, confermando i buoni auspici mostrati nelle precedenti uscite e aggiungendo un’altra prestazione di spessore al suo curriculum. Nella classifica generale finale, Sofia Goggia – che nella gara di Hafjell è arrivata diciannovesima – si è piazzata al quarto posto, mentre Laura Pirovano, settima, si è tolta la soddisfazione di chiudere al primo posto nella classifica di discesa davanti alla stessa Aicher. Per Lara Della Mea, invece, il gigante si è chiuso con un ventiquattresimo posto che non intacca il bilancio complessivo di una stagione comunque positiva.

Il peso della storia e la nuova sfida generazionale

Quando si parla di Shiffrin, i numeri finiscono per diventare quasi astratti, ma quello che conta davvero è la capacità di restare al vertice nonostante il passare degli anni e l’emergere di nuove generazioni. Il fatto che abbia agganciato Moser-Pröll – un’atleta che dominava in un’epoca in cui lo sci era meno specialistico ma altrettanto duro – la dice lunga sulla longevità della sua grandezza. La sua annata, va detto, non è stata priva di difficoltà: l’infortunio addominale subito nel 2025 aveva lasciato strascichi, ma lei ha ricostruito la sua stagione partendo dallo slalom, la sua comfort zone, per poi espandersi gradualmente. Un approccio paziente che ha pagato.

La rivale Aicher, dal canto suo, ha già dimostrato di avere le carte in regola per impensierire il dominio della statunitense anche nei prossimi anni. La sua capacità di competere ad alti livelli in tutte le specialità – un’arte quasi dimenticata nel circo bianco moderno – è stata sottolineata anche da atlete del calibro di Michelle Gisin. Per lei, il secondo posto finale è un punto di partenza, un monito lanciato a tutto il movimento.

A chiudere la stagione, infine, è stato un podio nel gigante che aveva il sapore dell’inedito: Grenier, Holtmann e Scheib hanno rappresentato la variabile imprevedibile delle finali, dove la stanchezza di un anno lungo si fa sentire ma dove, allo stesso tempo, emergono protagonisti nuovi. Ma al di là dei nomi e dei piazzamenti, il racconto di questa annata resterà legato alla conferma di una regina che, pur vedendo avvicinarsi le giovani pretendenti, ha deciso di non abdicare. La sesta Coppa del Mondo, ora, ha il peso specifico di un capitolo che chiude un cerchio storico, ma che lascia inevitabilmente aperta la porta sul futuro.

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