La provocazione di Mosca sull'incontro con Zelensky: una strada in salita
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Redazione Esteri
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La proposta, avanzata dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, di tenere a Mosca un eventuale incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il leader ucraino Volodymyr Zelensky si configura, agli occhi di molti osservatori, come una mera provocazione dilatoria. Una mossa, questa, che sembra puntare a prendere tempo piuttosto che a cercare una soluzione concreta, inserendosi in un contesto negoziale che, dopo il recente vertice alla Casa Bianca, appare ancora estremamente complesso e irto di ostacoli.
Proprio in quel vertice, dove Zelensky e i leader europei hanno incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si è discusso della possibilità di un faccia a faccia tra i due protagonisti del conflitto entro la fine di agosto. Sebbene si fosse ipotizzata Ginevra come sede neutrale, la controffensiva diplomatica russa ha immediatamente spostato l’asticella, suggerendo la propria capitale, opzione che Kiev ha già categoricamente respinto. Lo stesso Trump, pur avendo riferito dell’apertura di Putin, ha espresso pubblicamente i suoi dubbi in un’intervista a Fox News, ammettendo che il presidente russo potrebbe non essere realmente intenzionato a chiudere le ostilità.
Un’analisi che trova d’accordo esperti come Gastone Breccia, il quale sottolinea come si stia diffondendo un ottimismo eccessivo sulle trattative, quando la realtà dei fatti indica una strada ancora molto lunga e in salita. La difficoltà di fondo è emersa in tutta la sua evidenza: Putin, pur avendo accettato teoricamente il dialogo, non ha mai pubblicamente pronunciato il nome di Zelensky, un dettaglio non da poco che alimenta il scetticismo sulle reali intenzioni del Cremlino. Mikhail Rostovskij, influente analista del Moskovskij Komsomolets e noto per la sua vicinanza al leader russo, ha commentato con sarcasmo il vertice di Washington, descrivendolo come un tentativo di “versare zucchero a velo nel serbatoio” del processo negoziale. Una metafora che lascia pochi dubbi sulla percezione che Mosca ha delle iniziative occidentali, considerate poco più che un’ingombrante interferenza.




