Gaza, le campane rompono il silenzio del governo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sessantadue morti, batteva l’Ansa domenica sera. E fra loro, trentaquattro in fila per il pane, nonostante la cosiddetta "tregua". Su un muro crollato, una scritta rimane impressa come un sigillo di dolore: "Your voice could save Gaza. Don’t be silent". Chissà dove sia esattamente, l’ha postata Rula Jebreal. Quella parete, ridotta in macerie, somiglia a tutte le altre, eppure quelle parole riecheggiano come un monito, quasi un’eco lontana di quelle che anni fa lessi vicino a Betlemme: "Una mezza verità è la più vile delle menzogne".

La notte è stata lunga, ma ieri mattina Gaza si è aggrappata a un miracolo. Erano le otto passate da poco quando dall’ospedale da campo di Al-Mawasi, la tendopoli sorta a sud su quelli che un tempo erano campi coltivati, è arrivata una notizia che ha scavalcato ogni disperazione. Medici allo stremo, senza mezzi né energie, hanno praticato un cesareo su una donna senza vita, Suad al-Shaer, uccisa poche ore prima da un raid israeliano sulla casa degli Al-Zarab, a Khan Younis, dove si era rifugiata da sfollata. Il bambino è sopravvissuto, ma in quale mondo crescerà?

Intanto, le organizzazioni israeliane B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel – quelle stesse che per anni hanno denunciato violazioni da entrambe le parti – hanno rotto gli indugi: "Israele sta commettendo un genocidio a Gaza". Yuli Novak, direttrice di B’Tselem, ha spiegato senza mezzi termini che i civili palestinesi sono presi di mira "solo a causa della loro identità". Parole che pesano come macigni, mentre Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, si limita a constatare: "C’è fame".

Domenica sera, in Italia, il silenzio è stato squarciato da pentole e fischi. A Riva del Garda, come in altre città, centinaia di persone hanno aderito all’iniziativa "Gaza muore di fame: disertiamo il silenzio", promossa da voci come quelle di Tomaso Montanari e Paola Caridi. Piazza Cavour e piazza Tre Novembre si sono riempite di un rumore assordante, fatto di strumenti improvvisati e voci unite. Un coro che chiedeva attenzione, mentre altrove si continuava a morire.

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