La Banca centrale russa fa causa all'Ue per il blocco degli asset

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione europea, dopo una procedura complessa che ha coinvolto il Coreper e una revisione della proposta iniziale, ha reso permanente il congelamento degli asset della Banca centrale russa, una misura definita nelle dichiarazioni ufficiali come "temporanea" ma applicata ora sine die. La decisione, approvata con 25 voti favorevoli e il dissenso di Ungheria e Slovacchia, costituisce il presupposto formale e necessario per eventuali passi successivi, in particolare per finanziare il cosiddetto prestito di riparazione all'Ucraina, valutato intorno ai 90 miliardi di euro. Non tutti coloro che hanno votato a favore, però, intendono spingersi oltre: Belgio, Italia, Malta e Bulgaria, pur sostenendo il provvedimento, hanno voluto sottoscrivere una dichiarazione congiunta nella quale precisano che il voto non pregiudica in alcun modo la decisione sull'uso effettivo di quei capitali, una materia che spetta ai leader e che deve essere affrontata all'unanimità.

Le garanzie e le preoccupazioni degli Stati membri

La dichiarazione congiunta di alcuni paesi, visionata dai giornali, mira a circoscrivere il campo d'azione e a evitare che si crei un precedente nella Politica estera e di sicurezza comune, un settore particolarmente delicato dove gli Stati membri custodiscono gelosamente la propria sovranità. L'Italia, in particolare, ha chiarito la sua posizione in modo netto, specificando di essere contraria a che gli asset immobilizzati vengano effettivamente utilizzati per il prestito a Kiev, una linea condivisa dal governo belga. Da parte sua, l'esecutivo comunitario ha cercato di rassicurare i mercati e gli operatori: Valdis Dombrovskis, in sede di Ecofin, ha espresso serenità riguardo alla possibilità per Euroclear, il depositario centrale che detiene gran parte di questi beni, di ottenere compensazioni per le operazioni di sequestro, un aspetto tecnico ma cruciale per la stabilità finanziaria.

La reazione di Mosca e il quadro diplomatico

La risposta di Mosca al blocco degli asset non si è fatta attendere e si è concretizzata in un'azione legale contro l'Unione europea, mentre sul fronte diplomatico ha ribadito una condizione che lascia poco spazio a negoziati immediati, ovvero una tregua legata al ritiro delle forze ucraine dal Donbass. Parallelamente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fornito una lettura differente del conflitto, affermando durante una cerimonia pubblica di aver registrato "progressi significativi" nelle trattative per risolvere la guerra, un conflitto che ha definito tra quelli da lui affrontati. Le sue dichiarazioni, seppur non dettagliate, introducono un elemento nuovo nel complesso scacchiere internazionale, dove le iniziative europee si intersecano con le dinamiche della politica estera americana.

Il nodo della destinazione finale dei capitali

Il percorso intrapreso da Bruxelles, pertanto, procede su un binario duplice: da un lato l'atto formale del blocco indefinito, ormai completato, e dall'altro il dibattito ancora tutto aperto sulla destinazione finale di quelle risorse finanziarie. La marcia per utilizzare gli asset russi, come è stata definita, non ha dunque un punto d'arrivo scontato, perché deve fare i conti con le resistenze di alcuni governi e con le complessità giuridiche ed economiche che un'operazione del genere comporterebbe. La stessa proposta di creare una zona demilitarizzata, avanzata in alcune fasi dei colloqui, è stata respinta sia da Mosca che da Kiev, a dimostrazione di quanto sia accidentato il terreno della mediazione e di come ogni mossa tecnica, come il congelamento dei capitali, si carichi inevitabilmente di forti implicazioni politiche.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.