La banda del buco colpisce al Vomero: un’ora di terrore per 25 ostaggi, nessun contante nel bottino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È accaduto intorno a mezzogiorno, quando la normale routine della filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro è stata squarciata dal pavimento. I rapinatori, almeno tre secondo le prime ricostruzioni ma probabilmente cinque se si contano i basisti esterni, sono emersi da un cunicolo sotterraneo: indossavano tute da operai e maschere che riproducevano i volti di celebri attori del cinema, un dettaglio, quest’ultimo, che non solo conferma la meticolosa preparazione del colpo ma suggerisce anche una certa cifra stilistica del gruppo. L’obiettivo primario non era il denaro contante (pare che nella cassa non ci fossero liquidi), bensì le cassette di sicurezza: centinaia di armadietti sono stati forzati e svuotati in un’operazione durata almeno sessanta minuti, durante i quali i malviventi hanno tenuto sotto scacco personale e clienti.

L’ingegneria criminale e la “talpa”

Ciò che trasforma questa vicenda da semplice rapina a caso di polizia è la stratificazione dell’indagine che si sta dipanando nel sottosuolo partenopeo. Gli inquirenti, guidati dal procuratore Nicola Gratteri, stanno vagliando l’ipotesi della cosiddetta “talpa” interna o, quantomeno, di una conoscenza approfondita della planimetria dell’istituto. Per scavare un tunnel che portasse dritti al caveau senza compromettere la stabilità dell’edificio, sarebbe servito del tempo e la certezza di non colpire tubature del gas o fognature principali. Non si tratta, insomma, di improvvisazione. Le forze dell’ordine stanno passando al setaccio i precedenti della criminalità organizzata romana e napoletana, incrociando i volti delle videocamere di sorveglianza con quelli di noti "cassettari": professionisti in grado di scassinare le serrature dei singoli box in tempi record, un'abilità che non appartiene a tutti i malviventi comuni.

Minacce e tensione durante l’assedio

Dentro la banca, la sceneggiatura è cambiata radicalmente nel momento in cui le sirene delle volanti hanno cominciato a echeggiare all’esterno. L’avvocato Pasquale Raniero Antino, uno dei 25 ostaggi, ha raccontato ai cronisti i dettagli di quelle ore convulse: inizialmente, i banditi cercavano di mantenere un certo controllo psicologico, quasi a rassicurare le vittime ("Andrà tutto bene se state calmi"). Ma quando l’accerchiamento delle forze dell’ordine si è fatto pressante, il tono della discussione è cambiato brutalmente. «Ci hanno minacciato di morte», ha dichiarato Antino, descrivendo l’escalation di violenza verbale subita dai prigionieri rinchiusi dietro una vetrata blindata. Nonostante il clima da ostaggio cinematografico, nessuno dei presenti ha riportato ferite fisiche gravi, anche se per sei di loro è stato necessario l’intervento del 118 a causa di malori e attacchi di panico.

L’opera di ingegneria criminale e le zone calde della città

Mentre gli ostaggi venivano liberati grazie all’irruzione dei vigili del fuoco (che hanno forzato le uscite di sicurezza per far defluire la gente), i rapinatori sparivano nel nulla, inghiottiti dal ventre di Napoli. La fuga attraverso la rete fognaria è l’elemento che ha permesso loro di eludere il cordone di sicurezza: usciti dall’edificio, si sono dispersi nel labirinto sotterraneo che da secoli attraversa la città. Le ricerche, che si sono protratte fino a notte fonda, si sono concentrate in quartieri specifici come i Quartieri Spagnoli, il Rione Sanità e Materdei, zone storicamente considerate "calde" per la presenza di batterie dedite a questo genere di colpi. Un precedente inquietante aleggia sul luogo del furto: già nel 2018, un tentativo simile era stato sventato in una filiale Unicredit nella stessa piazza. All’epoca gli autori finirono in manette, ma le analogie tecniche con il colpo di giovedì non sfuggono agli investigatori, che stanno verificando se qualcuno dei vecchi componenti della "banda del buco" sia tornato in circolazione. Il valore esatto del bottino rimane un’incognita, dato che il contenuto delle cassette – spesso gioielli, lingotti o documenti dal valore affettivo incalcolabile – è noto solo ai derubati.

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