Trump e l'Iran: pressioni finanziarie e garanzie sulle esecuzioni, mentre Brescia si mobilita
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Redazione Esteri
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La strategia di "massima pressione" sull'Iran, riattivata con vigore dall'amministrazione Trump, starebbe producendo, secondo le dichiarazioni ufficiali, effetti finanziari devastanti. A confermare il quadro è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, il quale, in un'intervista televisiva, ha parlato di un "totale collasso finanziario del regime", un risultato ottenuto stringendo in una morsa, come è noto, le esportazioni petrolifere per soffocarne i ricavi. Le conseguenze, sempre secondo quanto riferito da Bessent, sono sotto gli occhi di tutti: il fallimento di diverse banche, un'inflazione galoppante e una drammatica carenza di denaro contante che paralizza l'economia. Queste misure, che alcuni definiscono un assedio economico senza precedenti, si intrecciano con la delicatissima situazione interna iraniana, segnata da proteste represse nel sangue e da un clima di paura che travalica i confini nazionali.
Le parole di Trump e la mobilitazione in Italia
Proprio in merito alla repressione, il presidente Donald Trump è intervenuto pubblicamente, commentando con favore le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano che ha negato l'intenzione di procedere con esecuzioni capitali contro i manifestanti. "Il manifestante iraniano non sarà più condannato a morte dopo gli avvertimenti del presidente Trump. Lo stesso vale per altri", ha scritto Trump sul suo social network, definendo la notizia "buona". Tuttavia, al di là delle rassicurazioni di facciata, il racconto di chi ha legami diretti con il Paese dipinge una realtà ben diversa e angosciante. Bita, una studentessa iraniana di 21 anni al Politecnico di Milano, ha raccontato di giorni di silenzio e terrore, durante i quali non riusciva a contattare la famiglia a Rasht, esprimendo la preoccupazione costante per quanto accade: "Stanno uccidendo tutti, soprattutto ragazzi", ha dichiarato, offrendo uno squarcio crudo su una crisi che continua a mietere vittime, in particolare tra i giovani.
La piazza di Brescia e la posizione italiana
La solidarietà verso il popolo iraniano, che da mesi contesta il governo teocratico affrontando arresti di massa e una violenta risposta delle autorità, si è concretizzata anche in Italia. A Brescia, dopo un incontro in Loggia tra forze di centrosinistra e centrodestra, è stata decisa una manifestazione pubblica per i prossimi giorni, alla quale aderiranno le istituzioni locali, i partiti, i sindacati e il variegato mondo dell'associazionismo, già protagonista di precedenti iniziative. Questa mobilitazione, che vede una rara unità d'intenti nel panorama politico, si pone l'obiettivo di tenere alta l'attenzione su quanto avviene in Iran. Sullo sfondo, la posizione del governo italiano, espressa attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, rimane quella di non interrompere i canali diplomatici con Teheran, una linea che cerca di conciliare la ferma condanna della repressione con la necessità di mantenere aperto un dialogo, per quanto complesso.
Un quadro in evoluzione tra diplomazia e pressione
La situazione appare quindi sospesa tra due assi principali: da un lato, la pressione economica e diplomatica esercitata dagli Stati Uniti, che rivendica risultati tangibili nel destabilizzare le finanze del regime, e dall'altro, le drammatiche testimonianze che giungono dall'interno del Paese, le quali smentiscono qualsiasi normalizzazione. Le garanzie sulle esecuzioni, se da una parte vengono accolte con favore dalla Casa Bianca, dall'altra non placano le ansie di chi, come la studentessa Bita, vive con l'incubo per i propri cari, né sembrano frenare la determinazione di quanti, in Iran, continuano a protestare. La mobilitazione di città come Brescia rappresenta, in questo contesto, il segnale di una sensibilità civile e politica che, pur nella distanza geografica, segue con apprensione gli sviluppi di una crisia i cui esiti sono ancora tutti da scrivere.




