Luciano Manzalini, addio allo "smilzo" dei Gemelli Ruggeri: l'amicizia lunga mezzo secolo con Eraldo Turra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La scomparsa di Luciano Manzalini, stroncato da un ictus al quale non era mai seguito un pieno recupero, ha lasciato un vuoto tangibile nel mondo dello spettacolo, soprattutto in chi con lui ha condiviso una vita professionale e un'amicizia indissolubile. Eraldo Turra, il «corpulento» della coppia comica divenuta celebre come i Gemelli Ruggeri, ricorda con commozione il partner, definendolo senza esitazione «una magnifica persona». Turra sottolinea, con una nota di genuino stupore che attraversa i decenni, come in quasi cinquant'anni di attività congiunta non ci sia mai stato spazio per un litigio, un dettaglio che, nel mondo spesso volatile dello spettacolo, assume il sapore di una rarità.

La genesi di un sodalizio artistico e umano

Il loro sodalizio, che li avrebbe portati a calcare i palcoscenici di mezza Italia con una comicità surreale e sagace, nacque da una scelta deliberata e giocosa. Per suggellare il legame e apparire ancor più simili, dichiarandosi omozigoti pur non essendolo, i due decisero di farsi crescere i baffi, un segno esteriore di una sintonia che andava ben oltre le apparenze. Turra conserva ancora, come reliquia di quegli anni scintillanti, tutti i caratteristici colbacchi di pelliccia utilizzati nello storico sketch di «Croda», personaggio divenuto emblema della loro arte.

Il ricordo di Paolo Scotti e gli esordi

L'influenza di Manzalini, del resto, non si limitò al duo. Paolo Scotti, oggi produttore e direttore artistico, deve a lui la scoperta della propria vocazione. Fu infatti Manzalini, all'indomani di uno spettacolo visto assieme alla fine degli anni Settanta, a iscrivere di nascosto l'amico a un seminario teatrale, un gesto decisivo che, sebbene il primo spettacolo risultato fu un fiasco, diresse il corso di una vita. Un aneddoto che rivela il lato generoso e impulsivo di un uomo capace di guardare al di là delle convenzioni.

L'eredità di uno sguardo stralunato sul mondo

A rimanere indelebile, oltre ai momenti di ilarità condivisa con il pubblico, è quello sguardo unico sul mondo, condensato in aforismi acuti e autoironici che amici come Patrizio Roversi non esitano a riproporre per tracciarne il ricordo. Frasi come «chi è pieno di sé è, senza alcun dubbio, pieno di nulla» o il suo andare «malvolentieri alle feste, per non farsi cogliere dalla classica depressione post party», fotografano una personalità riflessiva, capace di osservare le contraddizioni umane con distacco benevolo e intelligenza. Una voce fuori dal coro che, attraverso la maschera della comicità, ha offerto per decenni pillole di verità, lasciando dietro di sé il rimpianto di chi ne ha incrociato il cammino e il sorriso malinconico di chi ne custodisce la memoria.

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