Aeroporti, il nuovo sistema biometrico Ue fa saltare le vacanze a migliaia di passeggeri
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Redazione Interno
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L’estate volge al suo culmine e il pensiero corre verso la meta agognata, ma per migliaia di viaggiatori diretti fuori dallo spazio Schengen il traguardo si è trasformato in un’odissea fatta di code interminabili e ore di attesa che, in alcuni casi, hanno portato alla perdita del volo. L’introduzione del sistema EES, acronimo che sta per Entry-Exit System, voluto dalla Commissione Europea per digitalizzare e rendere più stringenti i controlli alle frontiere esterne dell’Unione, ha provocato un vero e proprio tilt operativo nei principali scali del continente.
Il modello, che nella sostanza ambisce a replicare il collaudato sistema americano dell’Esta per il tracciamento dei cittadini extracomunitari, si sta invece rivelando un ostacolo insidioso, capace di mettere in ginocchio la macchina organizzativa degli aeroporti proprio nel momento di maggiore afflusso stagionale.
Il caos negli hub europei e il grido d’allarme del settore
A lanciare l’allarme con toni che non ammettono fraintendimenti è stato Olivier Jankovec, direttore generale di ACI Europe, l’associazione che riunisce gli operatori aeroportuali del Vecchio Continente. In un’intervista rilasciata ad askanews, il rappresentante del settore ha parlato di una situazione che rischia di compromettere la reputazione internazionale dell’Unione, minando l’immagine di una destinazione turistica che ha sempre fatto dell’efficienza e dell’accoglienza i propri cavalli di battaglia.
Le sue parole fanno eco ai timori già espressi dall’amministratore delegato di Aeroporti di Roma, che aveva precedentemente sollevato il problema della tenuta del sistema, e trovano riscontro nella realtà di scali come Milano Malpensa e Fiumicino, dove le file di passeggeri in attesa di sottoporsi ai nuovi controlli biometrici hanno assunto dimensioni preoccupanti.
Il problema, come sottolineato dai diretti interessati, non risiede tanto nella bontà teorica del software, quanto nella sua improvvisa applicazione su larga scala senza che fosse predisposta la necessaria infrastruttura umana per gestirne il carico.
La difficoltà di adattare la tecnologia alla mole di un’estate da record
«È il mondo realistico dei salti tecnologici – ha commentato l’analista del settore aeronautico Gregory Alegi –. Non si tratta di sistemi che non funzionano, ma di problemi di scala». La riflessione dell’esperto calza a pennello per descrivere l’attuale scenario, dove la transizione digitale si scontra con la fisicità degli spazi e la limitatezza delle risorse a disposizione.
L’EES, che prevede l’acquisizione di dati biometrici come le impronte digitali e le foto facciali per ogni cittadino extracomunitario in ingresso, raddoppia o triplica i tempi medi di processamento di un singolo passeggero rispetto al vecchio sistema basato sul semplice timbro del passaporto. Un collo di bottiglia che, in un momento storico in cui i flussi turistici verso l’Europa hanno raggiunto livelli record, trasforma l’efficienza in un miraggio.
I sindacati del personale di Polizia, nel dettaglio il Silp, hanno già chiarito che le difficoltà non sono ascrivibili esclusivamente a un ritardo tecnologico, ma anche a una carenza organica di agenti al banco, rendendo vana ogni ottimizzazione software se manca il personale per far funzionare le macchine.
Code fino a sei ore e il rischio di un’estate da incubo per i viaggiatori
La prospettiva per chi deve ancora partire e non rientra nell’area Schengen è quella di un’attesa che potrebbe toccare le sei ore, uno scenario da incubo che getta un’ombra sulle partenze già pianificate da mesi. L’introduzione delle norme EES, attiva ormai da circa due mesi, doveva rappresentare un passo avanti nella sicurezza dei confini, ma si sta trasformando in un boomerang che rischia di respingere proprio quella domanda turistica che l’Europa cerca di attrarre.
La mancanza di una fase di rodaggio graduale e di un incremento adeguato degli organici, denunciata con forza dal sindacato Silp a Open, ha creato una tempesta perfetta in cui le nuove procedure informatiche non fanno che rallentare un meccanismo che, di per sé, era già spesso al limite nelle stagioni di picco.
In molti scali, i disagi si sono trasformati in un problema di ordine pubblico prima ancora che di logistica, con passeggeri costretti a rinunciare al viaggio o a dormire in aeroporto in attesa del giorno successivo, mentre il caldo imperversa fuori e la pazienza si consuma dentro le sale d’attesa.
Un sistema da ripensare prima che la reputazione dell’Ue ne risenta
Il monito di Jankovec risuona come un campanello d’allarme che le istituzioni europee farebbero bene a non ignorare, considerando che il turismo rappresenta uno dei pilastri economici del continente. La situazione attuale, definita «non accettabile» dal direttore di ACI Europe, evidenzia un cortocircuito tra la volontà normativa di Bruxelles e la realtà operativa degli aeroporti, spesso sprovvisti di spazi fisici sufficienti per ospitare lunghe file al chiuso e di personale formato a sufficienza per gestire i nuovi flussi.
La sfida, adesso, è quella di trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la tutela dei viaggiatori, investendo non solo in tecnologia ma anche in risorse umane, per evitare che la vetrina europea, fatta di città d’arte e bellezze naturali, venga offuscata dal disastro organizzativo delle sue frontiere. I prossimi giorni, con l’avvio della controesodo di fine mese, saranno determinanti per capire se le autorità competenti riusciranno a tamponare l’emergenza o se il collasso dei sistemi biometrici diventerà il vero protagonista dell’estate 2026.




