Lo scontro Fontana-ministro della Salute nasconde i problemi della sanità lombarda
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Redazione Salute
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La polemica tra il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, continua a infiammarsi, distogliendo l’attenzione dai nodi critici del sistema sanitario regionale. Al centro del contendere c’è la classifica sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), che ha visto la Lombardia scivolare dalla prima alla sesta posizione, perdendo 14 punti rispetto all’anno precedente. Un risultato che, secondo Fontana, sarebbe frutto di “parametri inaccettabili e criticabili”, utilizzati in modo discontinuo e con l’obiettivo di penalizzare la regione.
“Mi ha fatto inviperire”, ha dichiarato il governatore, sostenendo che la classifica sia stata strumentalizzata dalla “burocrazia romana” per colpire il sostegno lombardo all’autonomia e al federalismo fiscale. “Cose cervellotiche”, ha aggiunto, accusando i “super burocrati” di voler punire la Lombardia per la sua posizione politica. Nonostante le critiche, Fontana ha tenuto a precisare che il rapporto con il ministro Schillaci rimane ottimo: “Siamo d’accordo su tutto”, ha affermato, quasi a voler stemperare la tensione.
Tuttavia, dietro le accuse reciproche e le dichiarazioni di facciata, emergono questioni più profonde. La Lombardia, che per anni si è fregiata di un sistema sanitario considerato d’eccellenza, sta mostrando crepe significative. Il monitoraggio del Nuovo sistema di garanzia (Nsg), che valuta l’effettiva erogazione dei Lea in termini di qualità e appropriatezza, ha evidenziato carenze strutturali. Un dato che non può essere liquidato come un semplice errore di valutazione o un attacco politico.
La classifica, infatti, non è un mero esercizio burocratico, ma uno strumento fondamentale per garantire standard minimi di assistenza su tutto il territorio nazionale. La perdita di punti da parte della Lombardia, che pure rimane tra le regioni meglio posizionate, segnala un arretramento preoccupante, soprattutto in un contesto in cui la sanità pubblica è già sotto pressione per la carenza di personale, le liste d’attesa e i tagli ai finanziamenti.
Fontana, invece di affrontare i problemi alla radice, sembra preferire la via dello scontro politico, accusando Roma di voler ostacolare l’autonomia regionale. Una strategia che, se da un lato mobilita il consenso interno, dall’altro rischia di distogliere l’attenzione dalle reali criticità del sistema sanitario lombardo. La questione, insomma, non è tanto chi abbia ragione o torto nella disputa sui parametri, ma come garantire ai cittadini un servizio sanitario efficiente e accessibile.




