Homeschooling, una scelta in crescita tra libertà educativa e controlli

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda, di cui si è molto discusso, relativa a una famiglia ritrovata in un bosco in Abruzzo, ha riportato all'attenzione del pubblico una pratica che, al di là dei casi limite, interessa un numero crescente di nuclei familiari in Italia: l'istruzione parentale, più comunemente conosciuta come homeschooling. Questa scelta, che affonda le sue radici nel dettato costituzionale che assegna ai genitori il diritto-dovere di istruire ed educare i figli, consente di impartire l'insegnamento direttamente tra le mura domestiche o in altri contesti alternativi all'aula scolastica, come dimostra l'esperienza di Diana e Ilaria, due studentesse della Val Camonica che da anni seguono lezioni a casa attraverso il supporto di una cooperativa specializzata.

Il quadro normativo e gli obblighi per le famiglie

Contrariamente a quanto si possa credere, optare per l'educazione parentale non significa sottrarsi a ogni forma di verifica da parte dello Stato, il quale mantiene comunque la responsabilità di accertarsi che il diritto all'istruzione sia garantito. Le famiglie che scelgono questo percorso, infatti, sono tenute a presentare annualmente una dichiarazione alla direzione didattica competente, comunicando così la propria intenzione di provvedere in prima persona all'istruzione dei figli. "Gli esami sono in realtà dei colloqui", spiega Veronica, una mamma milanese che ha abbracciato questo metodo, "tenuti dalla scuola per verificare che il bambino venga effettivamente istruito, ma non vuole dire che debba essere al livello del programma ministeriale". Una precisazione, la sua, che evidenzia come la valutazione sia finalizzata ad accertare la regolarità del processo educativo più che un'adesione pedissequa ai singoli contenuti ministeriali.

Le nuove linee guida e il ruolo di vigilanza delle scuole

Proprio per chiarire e uniformare i processi di controllo in un settore in crescita, il ministero dell'Istruzione ha di recente emanato delle linee guida specifiche, che delineano con precisione gli obblighi a carico dei genitori e, parallelamente, i compiti di vigilanza che spettano agli istituti scolastici. Quest'ultimi, in particolare, devono assicurarsi che l'apprendimento proceda in modo conforme agli obiettivi generali del sistema nazionale d'istruzione, potendo richiedere documentazioni e organizzando incontri di verifica. Il caso dei bambini nel bosco di Palmoli, su cui si è pronunciato anche il ministro Giuseppe Valditara, ha reso evidente la necessità di un meccanismo chiaro e solido: la competenza a valutare eventuali carenze nell'adempimento dell'obbligo scolastico spetta infatti alla magistratura, che può avvalersi di periti specializzati.

Una scelta motivata da diverse esigenze

Le ragioni che spingono una famiglia a intraprendere la strada dell'homeschooling sono molteplici e spesso complesse, andando ben al di là di una semplice sfiducia verso l'istituzione scolastica pubblica. C'è chi, come la famiglia di Ossimo, cerca una maggiore flessibilità oraria e didattica, adattando i ritmi di apprendimento a quelli del singolo studente; chi desidera un percorso più personalizzato, magari integrato con attività artistiche o sportive intensive; e chi, infine, vede in questa scelta l'opportunità di rafforzare i legami familiari attraverso un'esperienza educativa condivisa. Si tratta, in ogni caso, di un impegno gravoso per i genitori, che devono farsi carico dell'intero processo formativo, talvolta delegandone una parte a tutor esterni o a reti di famiglie che praticano la stessa scelta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.