Blitz della polizia a Palermo, armi e munizioni scoperte vicino alla chiesa dello Zen
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Redazione Interno
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Un'operazione di vasta portata, che ha visto impegnati circa cento agenti, ha interessato nelle prime ore del mattino il quartiere Zen di Palermo, trasformandolo in un perimetro controllato e sorvegliato. L'azione, condotta da uomini della squadra mobile e del commissariato San Lorenzo con il supporto di unità specializzate, è scattata a pochi giorni da un grave episodio intimidatorio: alcuni colpi d'arma da fuoco, infatti, erano stati esplosi contro la facciata della chiesa di San Filippo Neri, lasciando nella comunità un senso di allarme e provocando una ferma reazione delle istituzioni. I posti di blocco hanno filtrato i transiti in entrata e in uscita, mentre le perquisizioni si concentravano negli edifici e nelle aree comuni, in una mobilitazione che mirava a stroncare la diffusione di armi e sostanze stupefacenti.
Il ritrovamento nello scantinato e nei padiglioni
Proprio in uno scantinato di un edificio di via Fausto Coppi, a poca distanza dal luogo sacro oggetto dell'attacco, gli investigatori hanno rinvenuto un primo, significativo arsenale. Là, celati, giacevano tre pistole, un caricatore, il calcio di un fucile privato della canna e una quantità rilevante di munizioni di vario calibro. Ma il bottino, come spesso accade in questi rastrellamenti, non si è limitato a quel nascondiglio; setacciando i padiglioni dello Zen 2, gli agenti ne hanno scoperti altri, portando alla luce un totale di quattro pistole e oltre millecinquento proiettili, alcuni dei quali compatibili con fucili mitragliatori del tipo Kalashnikov. Una dotazione da fuoco che, se impiegata, avrebbe potuto causare danni incalcolabili.
Il contesto e il significato dell'azione di forza
L'operazione di oggi, che ha comportato anche il sequestro di dosi di droga, si inserisce in un quadro di tensione non nuova per quel quadrante della città, dove il presidio dello Stato cerca di erodere spazi alla criminalità organizzata. Il blitz, peraltro, assume un valore simbolico particolare se letto alla luce dell'episodio che l'ha preceduto: colpire un luogo di culto, un punto di riferimento sociale e di solidarietà come la parrocchia di San Filippo Neri, rappresenta un gesto di sfida che le forze dell'ordine hanno voluto contrastare con una dimostrazione di presenza massiccia e incisiva. Un messaggio che vuole essere chiaro, rivolto a quanti pensano di poter governare il territorio attraverso la paura e la violenza.
La vicinanza dell'arcivescovo nel giorno dell'Epifania
Proprio nella chiesa minacciata dai proiettili, nel giorno dell'Epifania, l'arcivescovo di Palermo ha voluto celebrare una messa per esprimere, come ha affermato, vicinanza al parroco e a quanti vivono e operano in quel contesto difficile. Un segno di empatia e di coraggio, quello di Corrado Lorefice, che ha scelto di non far mancare il sostegno della Chiesa in un momento di prova, sottolineando come la risposta alle intimidazioni non possa che passare attraverso la continuità dell'impegno pastorale e sociale. Quella celebrazione e il contemporaneo dispiegamento di forze di polizia, seppur in ambiti diversi, hanno disegnato una stessa direzione: non lasciare soli coloro che resistono e non cedere millimetro su millimetro di legalità.




