La procura di Ancona ricostruisce la morte di Oleksandr Muravskyi: fermo, ammanettamento e decesso in ambulanza
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Redazione Interno
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La Procura di Ancona ha fatto luce su alcuni aspetti cruciali della vicenda che ha portato alla morte di Oleksandr Muravskyi, il cittadino ucraino di 35 anni deceduto domenica scorsa a Senigallia al termine di un rocambolesco inseguimento con i carabinieri.
La nota firmata dalla procuratrice Monica Garulli, diffusa ieri, chiarisce due punti fondamentali relativi all'epilogo della vicenda: l'uomo era stato ammanettato prima del decesso e, cosa che conferma le prime ricostruzioni, è morto all'interno dell'ambulanza che lo stava trasportando verso il pronto soccorso, dopo essere stato sottoposto a sedazione farmacologica, senza quindi mai oltrepassare le soglie del nosocomio di Senigallia.
Questi elementi, emersi in concomitanza con l'esecuzione dell'autopsia presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche di Torrette, gettano ora nuova luce sulle concause che potrebbero aver determinato il tragico epilogo di una mattinata iniziata in un modo del tutto diverso.
La ricostruzione degli eventi: da Rimini alla Statale 16
Il filo degli eventi si dipana a partire dalla notte precedente, quando Muravskyi, residente in Polonia e in vacanza con la famiglia sulla riviera romagnola, si trovava a Rimini. Nelle primissime ore del mattino, il trentacinquenne era salito a bordo della sua Bmw bianca, dando inizio a una serie di azioni che lo avrebbero portato a percorrere la Statale 16 a velocità elevatissime, fino a raggiungere il territorio di Senigallia.
È qui che i carabinieri, dopo aver intercettato il veicolo, hanno tentato di fermarlo, dando il via a un inseguimento che si è concluso con uno speronamento contro la gazzella dei militari. L'impatto, tuttavia, non ha fermato la fuga dell'ucraino, che ha proseguito a piedi in via Raffaello Sanzio, dove è stato raggiunto e bloccato dai carabinieri; nella colluttazione che ne è seguita, l'uomo ha aggredito i militari, arrivando a colpirli con dei morsi, circostanza che ha reso necessario l'utilizzo del taser per immobilizzarlo e porre fine alla sua resistenza.
L'autopsia e l'ipotesi della reazione allergica
Il corpo di Oleksandr Muravskyi è stato sottoposto a esame autoptico nel pomeriggio di ieri, presso il Dipartimento di Medicina Legale dell'Azienda Ospedaliero-universitaria delle Marche di Ancona; il medico legale incaricato, nominato dalla Procura, ha eseguito le operazioni peritali per accertare le cause precise del decesso. Secondo quanto si apprende, una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di una reazione allergica a un farmaco calmante somministrato all'uomo dopo il fermo e prima del trasporto in ospedale.
La sedazione, praticata dai sanitari del 118 intervenuti sul posto, sarebbe stata necessaria per garantire la sicurezza dell'uomo e la possibilità di trasportarlo in condizioni di stabilità, ma la somministrazione del principio attivo potrebbe aver scatenato una reazione avversa fatale, considerato anche lo stato di agitazione e lo sforzo fisico a cui il corpo era stato sottoposto durante l'inseguimento e la colluttazione.
Le indagini della procura e gli accertamenti in corso
La Procura di Ancona, dopo aver aperto un fascicolo per fare piena luce sulla dinamica, ha disposto una serie di accertamenti che non si limitano all'esame autoptico, ma includono anche il sequestro dei dispositivi utilizzati durante il fermo e l'acquisizione dei referti medici relativi all'intervento del personale del 118. L'obiettivo è quello di ricostruire ogni singolo passaggio, dall'utilizzo del taser alla somministrazione del farmaco sedativo, per verificare l'eventuale nesso di causalità tra le procedure di polizia e il decesso dell'uomo.
La nota della procuratrice Garulli, pur confermando la sequenza degli eventi, lascia intendere che le indagini sono ancora in una fase delicata e che saranno necessari ulteriori riscontri tecnici, come i risultati degli esami tossicologici e istologici, per poter stabilire con certezza se a causare il decesso sia stato il trauma della colluttazione, l'effetto del taser o, come sembra al momento più plausibile, la reazione allergica al medicinale somministrato in ambulanza.
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