Il Giappone di Takaichi, addio all’austerità e svolta nel segno della difesa e dell’imperatrice

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con la forza di una maggioranza che non ha precedenti nella storia del dopoguerra giapponese, forte di 316 seggi sui 465 della camera bassa, Sanae Takaichi ha esposto alla Dieta le linee del suo esecutivo, delineando un programma che intreccia in modo inestricabile il rilancio economico, il rafforzamento militare e una profonda revisione dell’identità nazionale -1. La premier, riconfermata alla guida del paese dopo il trionfo elettorale dell’8 febbraio, ha rotto gli indugi sin dalle prime battute del suo intervento, annunciando la sepoltura definitiva delle politiche di austerità fiscale che per anni hanno compresso la spesa pubblica. Il nuovo corso, che alcuni osservatori hanno già ribattezzato “Sanaenomics”, si baserà invece su un approccio che Takaichi stessa ha definito di “finanza responsabile e proattiva”, volto a iniettare risorse in settori strategici per rilanciare la crescita potenziale del paese -3.

Una politica industriale offensiva tra AI, chip e cantieri navali

Il cuore pulsante della strategia economica del governo, come è emerso dal discorso programmatico, risiede in un massiccio piano di investimenti a lungo termine che andrà a concentrarsi su quelle che vengono considerate le tecnologie abilitanti del futuro. L’intelligenza artificiale e la produzione di chip avanzati, come dimostra il sostegno pubblico al secondo stabilimento TSMC a Kumamoto, rappresentano i pilastri di questa visione, finalizzata a ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e a rafforzare la sicurezza economica nazionale -10. Ma è forse nel settore della cantieristica navale che il legame tra sviluppo industriale e difesa emerge con maggiore chiarezza; un comparto, questo, che Takaichi considera essenziale non solo per l’economia in tempo di pace ma, come ha sottolineato, per la stessa sopravvivenza della nazione in situazioni di crisi, con l’obiettivo dichiarato di raddoppiare il volume delle costruzioni navali entro il 2035 -10.

La revisione della Costituzione pacifista e il rafforzamento militare

Parallelamente alla svolta economica, il governo Takaichi ha messo nel mirino la Carta costituzionale del 1947, a cominciare dal suo celebre articolo 9 che sancisce la rinuncia alla guerra come diritto sovrano della nazione. La maggioranza dei due terzi alla camera bassa, condizione necessaria per proporre emendamenti, rappresenta per la prima ministra un mandato popolare per accelerare un dibattito che il Partito Liberal Democratico insegue da decenni -5. L’intenzione, già espressa in passato, è quella di esplicitare nella Costituzione l’esistenza delle Forze di autodifesa, rimuovendo di fatto l’ambiguità giuridica che le ha sempre considerate una misura provvisoria. A corollario di questo sforzo, il governo ha annunciato l’intenzione di potenziare le proprie capacità di intelligence, elevando l’attuale ufficio al rango di agenzia nazionale, e di rivedere le linee guida per le esportazioni di armi, superando le restrizioni che per anni hanno limitato la vendita di equipaggiamenti letali all’estero, un provvedimento che aprirebbe le porte a collaborazioni industriali più ampie con paesi alleati come gli Stati Uniti -7 -10.

I delicati equilibri con Washington e Pechino e il nodo della successione imperiale

Sul fronte della politica estera, la premier si muove su un doppio binario, cercando di bilanciare il tradizionale ancoraggio all’alleanza con Washington con la necessità di gestire un rapporto complesso e spesso teso con Pechino. Se da un lato Takaichi ha ribadito che l’alleanza nippo-americana rappresenta la pietra angolare della diplomazia nipponica, annunciando per il prossimo mese una visita alla Casa Bianca per incontrare il presidente Donald Trump e consolidare il rapporto di fiducia reciproca, dall’altro ha dovuto registrare le crescenti attività militari cinesi nella regione -3 -8. Nel suo intervento alla Dieta, pur definendo la Cina un “importante paese vicino” con cui mantenere un dialogo costruttivo, ha anche denunciato i tentativi di modificare lo status quo nell’Indo-Pacifico con l’uso della forza e della coercizione, confermando la linea di fermezza del suo esecutivo -8.

Non meno significativa, infine, è la questione della successione imperiale, un tema che Takaichi ha esplicitamente legato al suo programma di riforme, definendolo un’agenda fondamentale che non può più essere rimandata -6. L’attuale legge della Casa Imperiale, che limita la successione al trono ai soli maschi in linea maschile, rischia di portare a una crisi dinastica data l’esiguità degli eredi. Affrontare questo tema, profondamente sentito nell’opinione pubblica e storicamente osteggiato dalle frange più conservatrici della sua stessa maggioranza, rappresenta per Takaichi una scommessa non meno ambiziosa della revisione costituzionale, un tentativo di modernizzare il paese in tutti i suoi aspetti, anche quelli più identitari e legati alla tradizione millenaria.

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