L’allarme per il caffè: rincari senza sosta tra speculazioni e dazi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del caffè sta vivendo una fase di profonda instabilità, caratterizzata da un’impennata dei costi della materia prima che non accenna ad arrestarsi. La quotazione del caffè verde, infatti, si mantiene su livelli straordinariamente elevati, attestandosi intorno ai 380 centesimi per libbra, un valore che triplica ampiamente la media storica degli ultimi decenni. Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè, intervenuta al Meeting di Rimini, ha definito la situazione una “tempesta perfetta”, sottolineando come la combinazione di fattori diversi stia esercitando una pressione senza precedenti sull’intera filiera.

Tra gli elementi che concorrono a questa crisi, un ruolo significativo è svolto dalle recenti politiche commerciali internazionali. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto un dazio del 50% sulle importazioni dal Brasile, colpendo di fatto il principale fornitore di caffè per il mercato americano. Questa mossa, interpretata da molti come una ritorsione per le iniziative giudiziarie avviate contro Jair Bolsonaro, definita dallo stesso Trump una “caccia alle streghe”, rischia di avere ripercussioni globali, destabilizzando ulteriormente un settore già in affanno.

Le conseguenze per il consumatore italiano iniziano già a materializzarsi, con aumenti sensibili sia nei supermercati che, soprattutto, nell’esercizio pubblico. Le previsioni di Unimpresa indicano che, se l’attuale trend dovesse confermarsi, entro la fine del 2025 il prezzo di una tazzina al bar potrebbe toccare la soglia simbolica dei due euro, un traguardo che in alcune regioni, come il Trentino Alto Adige, è già una realtà in diverse caffetterie.

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