Lazio-Milan, la notte amara dell’Olimpico: Isaksen stende i rossoneri, Leao e Allegri ai ferri corti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Lazio ritrova il sorriso tra le mura amiche, regalando ai propri sostenitori, accorsi numerosi allo stadio Olimpico nonostante l’orario e l’impegno infrasettimanale, una prestazione densa di sacrificio e cinismo, elementi che hanno permesso alla formazione guidata da Maurizio Sarri – omaggiato dalla Curva prima del fischio d’inizio con uno striscione affettuoso – di avere la meglio su un Milan opaco e nervoso, incapace di reagire allo svantaggio maturato nella prima frazione di gioco. La rete messa a segno da Gustav Isaksen al ventiseiesimo minuto, un’azione personale in cui il danese ha prima resistito alla carica di Pervis Estupiñan per poi battere Mike Maignan con un rasoterra preciso e angolato, è valsa tre punti pesantissimi in ottica classifica per i capitolini, ma ha aperto una crepa profonda nello spogliatoio rossonero, costretto ora a fare i conti non solo con un distacco di otto lunghezze dalla vetta, occupata saldamente dall’Inter, ma anche con una frattura, evidente agli occhi di tutti, tra l’allenatore Massimiliano Allegri e il suo attaccante più rappresentativo, Rafael Leao.

La mossa di Sarri e l’esordio di Jashari non bastano a un Milan irriconoscibile

Il tecnico livornese, alle prese con numerose assenze che hanno ridisegnato l’assetto difensivo, si è affidato a un undici iniziale che vedeva il giovane Motta tra i pali e una linea a quattro composta da Marusic, Gila, Provstgaard e Nuno Tavares, mentre a centrocampo la coppia Patric-Taylor aveva il compito di dettare i tempi davanti alla difesa, lasciando a Dele-Bashiru il compito di inserirsi. Dall’altra parte, Allegri, nel tentativo di dare freschezza e dinamismo alla mediana, ha lanciato dal primo minuto Ardon Jashari, il centrocampista svizzero finalmente recuperato dopo il lungo stop per la frattura del perone, affiancandolo a Fofana e a Luka Modric, con il trio Estupiñán, Pulisic e Leao a comporre un tridente d’eccezione. Eppure, la musica che si è levata dal terreno di gioco nei primi quarantacinque minuti è stata una sola, ed era la sinfonia rabbiosa e compatta della Lazio: i padroni di casa hanno sfiorato il vantaggio in più occasioni, prima con una traversa colpita da Taylor su sviluppo di calcio d’angolo, poi con lo stesso Isaksen, costantemente in partita e pericoloso ogni volta che riusciva ad accentrarsi partendo dalla fascia destra. Il gol, quando è arrivato, è sembrato la logica conseguenza di un predominio territoriale e agonistico che il Milan, apparso sorprendentemente molle e in difficoltà nel tenere alta la linea del pressing, non è mai riuscito a contrastare con efficacia.

Il gesto di stizza di Leao e il giallo con Pulisic: una serata di tensione

Se la sconfitta pesa come un macigno sulle ambizioni scudetto dei rossoneri, ad agitare le acque in casa Milan è soprattutto l’episodio che ha avuto come protagonista Rafael Leao al momento della sostituzione, avvenuta al sessantacinquesimo minuto, quando il tecnico toscano ha deciso di gettare nella mischia Niclas Füllkrug e Christopher Nkunku per provare a raddrizzare un match che si stava incanalando su binari sempre più pericolosi. Il portoghese, già visibilmente innervosito nei minuti precedenti per alcune scelte discutibili del compagno di reparto Christian Pulisic – in particolare per un paio di occasioni in cui lo statunitense ha preferito scaricare il pallone orizzontalmente o tentare la conclusione personale, ignorando i suoi tagli in profondità – ha lasciato il rettangolo di gioco a testa bassa, rifiutando in malo modo il tentativo di Allegri di avvicinarlo per un abbraccio consolatorio. Le telecamere di DAZN hanno immortalato l’attaccante mentre, con un gesto secco del braccio, si sottraeva alla carezza del mister, allontanandosi verso la panchina e sfogando la propria frustrazione con un calcio a una bottiglietta d’acqua, un’immagine che racconta meglio di qualsiasi analisi tattica lo stato d’animo di un giocatore che, frenato anche da un persistente problema alla pubalgia, non riesce a esprimersi ai livelli cui aveva abituato i tifosi e che, probabilmente, sente su di sé il peso di una stagione che rischia di deragliare su binari inaspettati.

La moviola e l’assedio finale: il pari annullato ad Athekame e i brividi nel finale

Nella ripresa, il copione non è mutato in maniera sostanziale, nonostante i tentativi del Milan di alzare il baricentro e mettere in difficoltà una Lazio che, complice l’emergenza e il naturale calo fisico, ha progressivamente abbassato il proprio raggio d’azione, limitandosi a ripartire in contropiede. La squadra di Allegri, però, pur guadagnando metri sul terreno di gioco, ha continuato a scontrarsi contro un muro eretto con intelligenza da Gila e dai suoi compagni di reparto, e quando è riuscita a trovare un varco, si è dovuta scontrare con la serata ispirata del portiere Motta, autore di almeno un paio di interventi decisivi, in particolare su una conclusione a giro di Pulisic e su un colpo di testa ravvicinato di Fofana. Il momento più concitato e discusso della seconda frazione è arrivato al settantacinquesimo minuto, quando Zachary Athekame, subentrato da poco, ha insaccato la palla in rete sugli sviluppi di un calcio d’angolo, scatenando per un attimo la gioia dei suoi compagni, subito spenta dal fischio dell’arbitro Guida, coadiuvato al VAR da Chiffi: il direttore di gara ha infatti rilevato un tocco di braccio da parte dello stesso difensore rossonero nell’immediatezza della giocata, una decisione che le successive analisi movioli, condotte anche dall’ex arbitro Luca Marelli per DAZN, hanno confermato come corretta, così come corretta è sembrata la scelta di non concedere un calcio di rigore per un presunto contatto in area tra Taylor e lo stesso Athekame, interpretato come normale contrasto di gioco. La Lazio, dal canto suo, ha sfiorato più volte il raddoppio in contropiede, ma il risultato è rimasto inchiodato sull’1-0 fino al triplice fischio, regalando ai biancocelesti una vittoria di carattere e gettando il Milan in una crisi, più che di gioco, di nervi e di convinzione, con l’Inter che ringrazia e allunga in classifica, rendendo la rincorsa al Titolo una missione dagli obiettivi quasi proibitivi.

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