Jude Law a Venezia, irriconoscibile nel ruolo di un giovane Putin

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Jude Law, giunto alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia per presentare in concorso «Il mago del Cremlino» di Olivier Assayas, ha catalizzato l’attenzione di fan e addetti ai lavori, apparendo quasi irriconoscibile nella sua ultima prova d’autore. L’attore britannico, che si è calato nei panni di un Vladimir Putin agli esordi della sua parabola politica, alla fine degli anni Novanta, ha incarnato le ambiguità e le ambizioni di una figura destinata a segnare la storia contemporanea, in un’opera che trae spunto dall’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli.

La pellicola, diretta dal francese Assayas – che ha curato la sceneggiatura insieme a Emmanuel Carrère e allo stesso Da Empoli –, si annuncia come uno dei titoli più discussi della kermesse per il suo approccio narrativo alla recente storia russa. Ambientato nel periodo immediatamente successivo al crollo dell’Unione Sovietica, il film esplora le dinamiche di potere, attraverso la figura fittizia di Vadim Baranov, un artista che diviene consigliere politico, sullo sfondo dell’ascesa di personaggi enigmatici come lo stesso Putin.

Intervenuto nel corso di una conferenza stampa, Law ha affrontato senza remore la questione delle possibili reazioni alla sua interpretazione. «Non ho pensato a ripercussioni», ha dichiarato l’interprete, aggiungendo di essersi «affidato alle mani di Olivier» e di aver abbracciato un progetto che evita deliberatamente le controversie gratuite, preferendo invece una riflessione raffinata e intelligente sulla natura del potere.

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