Jude Law è il Putin del Cremlino nel film di Assayas da un'idea di Carrère

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un americano, Jude Law, interpreta un russo, Vladimir Putin, in un film tratto dal libro di uno scrittore italiano, Giuliano da Empoli, sceneggiato da un francese, Emmanuel Carrère, e diretto da un altro francese, Olivier Assayas. Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, e invece è la genesi de Il mago del Cremlino, pellicola tra le più attese in concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia. Law, che ha già dimostrato in passato un notevole talento nel trasformismo attoriale, qui fa sfoggio di una preparazione meticolosa, riproducendo con impressionante accuratezza – dalle espressioni facciali alla postura, fino a quel modo di camminare così caratteristico – l’uomo che guida la Russia da oltre un ventennio. La sua performance, volutamente misurata e giocata sui toni della sottrazione, restituisce l’immagine di una figura abituata a muoversi nell’ombra delle retrovie prima di emergere, con i suoi metodi, alla guida del paese.

La pellicola, presentata in questi giorni al Lido, affonda le sue radici nel romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, ma la trasposizione cinematografica porta la firma inconfondibile di Emmanuel Carrère. Lo scrittore e regista francese, del quale si avverte costantemente l’impronta narrativa, vanta un rapporto di lunga data con il cinema, basti pensare a pellicole da lui dirette come L’amore sospetto del 2005 o Tra due mondi del 2001. Più di recente, nel 2024, la sua biografia romanzata del poeta sovietico Eduard Limonov ha ispirato l’omonimo film diretto da Kirill Serebrennikov. Ora, nel 2025, Carrère cede la regia ad Assayas ma imprime la sua scrittura nella sceneggiatura, dando vita a un’opera che va ben oltre la semplice biografia.

Assayas, attraverso questa complessa operazione di finzione che attinge a piene mani dalla realtà, costruisce una riflessione penetante sulla natura del potere contemporaneo e sui meccanismi che lo sorreggono. Il regista francese, noto per le sue analisi sociopolitiche affilate, utilizza la figura di Putin – o meglio, la sua interpretazione artistica – come una lente d’ingrandimento per esaminare le dinamiche che plasmano la politica globale, dove l’immagine e la percezione spesso contano più della sostanza. Il film, senza mai scadere nella ricostruzione didascalica, scava nella psicologia di un personaggio pubblico che ha fatto del controllo e della riservatezza la sua arma migliore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.