Garlasco, polemica in tv sull’incidente probatorio per i pc di Stasi e Poggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un acceso dibattito, che ha toccato i nervi scoperti di una vicenda giudiziaria lunga quasi due decenni, ha caratterizzato la puntata di Mattino Cinque dedicata al delitto di Garlasco. Al centro del confronto, sviluppatosi con toni a tratti concitati, è finita la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa di Andrea Sempio per ottenere nuove analisi sui computer di Alberto Stasi e di Chiara Poggi. L’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi, ha interrotto più volte l’interlocutore per rivendicare il diritto a esprimere compiutamente la propria tesi, esclamando: “Mi lasci finire il concetto”, in un clima che ha evidenziato quanto il caso, nonostante il tempo trascorso, conservi una carica di forte attualità e divisione.

Il nodo della richiesta “anomala”

La questione tecnico-giuridica, che ha innescato lo scontro televisivo, riguarda la fondatezza di riesaminare, a distanza di anni, supporti informatici già oggetto di indagini. I legali di Sempio, con l’avvocato Liborio Cataliotti, hanno infatti depositato la richiesta formale, sostenendo la necessità di approfondimenti. Una mossa che, come sottolineato in studio, viene percepita come “anomala” dalla difesa di Stasi, la quale fa notare come sul pc del proprio assistito sia già stata condotta una perizia nel 2009 e come, sul dispositivo della vittima, un’analisi più approfondita sia stata resa complicata dal fatto che i dati originali furono compromessi in fase di acquisizione dagli stessi investigatori. Proprio queste circostanze, secondo alcuni, potrebbero costituire un argomento per rigettare l’istanza, qualora non venga ravvisato il carattere di eccezionalità richiesto dalla legge per un nuovo incidente probatorio.

Le indagini verso il “rettilineo finale”

Parallelamente al procedimento che vede coinvolto Sempio, procede il filone principale, con Alberto Stasi che continua a scontare la pena per l’omicidio della fidanzata. Su questo versante, l’avvocato De Rensis ha tracciato un quadro delle prossime mosse, definendolo un “rettilineo finale”. L’attenzione è ora catalizzata dall’atteso deposito della consulenza affidata a Cattaneo, il cui confronto con le conclusioni della Bpa, la squadra della Polizia scientifica, è atteso per chiarire definitivamente i punti ancora controversi. “Si capirà finalmente ciò che è fumo e ciò che è arrosto”, ha dichiarato il legale, lasciando intendere che i prossimi atti processuali potrebbero portare a una maggiore definizione degli aspetti tecnici su cui, da anni, si costruiscono le difese e le accuse.

Il peso di una vicenda irrisolta

La vivacità del confronto televisivo, al di là dei tecnicismi legali discussi, riflette l’ombra lunga che il caso di Garlasco proietta sulla cronaca nera italiana. Una storia segnata dalla ricerca di un movente che apparve sin da subito sfuggente e da dinamiche processuali che hanno tenuto aperto un dibattito pubblico acceso. L’istanza sui computer, se da un lato viene presentata come un tentativo di far piena luce su aspetti digitali potenzialmente trascurati, dall’altro ripropone l’eterno conflitto tra l’esigenza di verità, che non conosce prescrizione, e i limiti imposti dalla legge e dalla scienza forense, i quali talvolta rendono difficilmente ripetibili, a distanza di moltissimo tempo, certi accertamenti. Tutto ciò avviene mentre la macchina della giustizia, in entrambi i procedimenti, continua il suo corso, scandito da udienze, memorie e attese di pareri peritali.

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