Santanchè indagata a Milano per bancarotta, il caso Bioera si aggiunge a Ki group

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Milano ha formalmente iscritto la ministra del Turismo Daniela Santanchè nel registro degli indagati per bancarotta, un nuovo procedimento che si affianca a quello già noto e distinto sul fallimento di Ki group srl. L’inchiesta, come emerso dagli atti, ruota attorno al crac da otto milioni di euro di Bioera spa, società quotata nel segmento del biofood di cui la rappresentante del governo Meloni è stata presidente fino al 2021. Il tribunale fallimentare milanese, del resto, aveva già disposto nel dicembre dello scorso anno la liquidazione giudiziale della compagnia, le cui vicende societarie risultano strettamente intrecciate con quelle delle altre realtà del gruppo.

Il peso delle accuse societarie

La bancarotta per cui la ministra è ora indagata, stando a quanto delineato dai pubblici ministeri, non sarebbe un fatto isolato ma legato a una serie di presunti illeciti societari, fra i quali spicca l’ipotesi di falso in bilancio. Un quadro accusatorio che, sebbene ancora da definire nel merito, evidenzia la complessità giudiziaria delle posizioni in esame e che i magistrati stanno ricostruendo attraverso le intricate movimentazioni finanziarie dell’intero conglomerato, nel quale figurava anche come amministratore l’ex compagno della senatrice. La stessa Santanchè, per il momento, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche dirette sull’ultimo sviluppo, mentre i suoi legali hanno fatto sapere di non aver ricevuto notifiche ufficiali, sottolineando come la loro assistita avesse lasciato la presidenza di Bioera già due anni fa.

Un percorso giudiziario che si allarga

L’avvio di questo fascicolo rappresenta una significativa estensione delle indagini che vedono coinvolta l’esponente di governo, ampliando il perimetro delle società del gruppo biofood sotto la lente della magistratura. Mentre il procedimento su Ki group srl prosegue il suo iter, l’attenzione si sposta ora anche sulle dinamiche che portarono al dissesto della quotata Bioera, società che, nonostante la separazione formale della sua presidente, continua a legare il nome della ministra a vicende societarie finite in tribunale. Gli investigatori, in questa fase, stanno concentrando i propri accertamenti sull’analisi dei bilanci e sulle scelte di governance che precedettero la dichiarazione di insolvenza, esaminando nel dettaglio i flussi di capitali tra le varie entità.

Il contesto politico e gli sviluppi processuali

La nuova iscrizione nel registro degli indagati riporta inevitabilmente l’attenzione sulla tenuta politica della ministra, in un quadro che ricorda da vicino le tensioni dello scorso anno legate ad altre inchieste. La situazione, però, si gioca ora su un terreno puramente giudiziario, dove i magistrati milanesi dovranno valutare la sussistenza degli elementi raccolti per eventuali richieste di rinvio a giudizio. Il lavoro della procura, in questa fase istruttoria, è volto a definire con precisione le responsabilità personali, accertando se e in quale misura le scelte amministrative abbiano contribuito al deficit patrimoniale che ha reso necessaria la liquidazione coatta amministrativa della società.

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