Cabinovia di Trieste, il Comune non si arrende e fa ricorso al Consiglio di Stato
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Redazione Interno
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La giunta comunale triestina, in una mossa che conferma la volontà di portare avanti il progetto nonostante le resistenze, ha deciso all'unanimità di presentare ricorso al Consiglio di Stato. L'obiettivo è chiaro: ribaltare le sentenze del Tar del Friuli Venezia Giulia che, accogliendo le istanze di residenti e associazioni ambientaliste, hanno imposto uno stop decisivo. I giudici amministrativi di primo grado, infatti, hanno annullato due procedure tecniche fondamentali, la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Incidenza Ambientale, senza le quali l'opera non può materialmente proseguire. La scelta del Comune di puntare sul secondo grado di giudizio segna dunque una nuova, cruciale fase contenziosa, rinviando ulteriormente una soluzione definitiva.
La battaglia procede su più fronti
Mentre gli uffici legali preparano le carte per il ricorso, la polemica pubblica non si placa. Il Comitato No Ovovia, che riunisce una parte significativa degli oppositori, ha rilanciato la propria campagna con un tono volutamente ironico, organizzando un evento al cinema Ariston dal Titolo “Non è mai troppo tardi per ripensarci”. Il portavoce William Starc, pur evitando toni esplicitamente accusatori, ha rivolto un appello al sindaco Roberto Dipiazza, invitandolo a un ripensamento “nell’interesse della città”. Una mossa che dimostra come, al di là delle aule di tribunale, il confronto si giochi anche sulla capacità di persuadere l’opinione pubblica e le istituzioni stesse.
Un vertice in vista per chiarire i ruoli
Parallelamente al percorso giudiziario, si tenta anche la via politica del dialogo. Il primo cittadino ha annunciato un prossimo vertice con il governatore regionale, incontro confermato dallo stesso presidente. Quest’ultimo, però, ha precisato di voler sostenere il processo migliorativo avviato dal Comune, rimarcando come la Regione non sia protagonista diretta della vicenda. Una presa di distanza che delinea responsabilità ben precise: la palla, almeno per quanto concerne le scelte progettuali e la risposta alle censure del Tar, rimane saldamente nel campo dell’amministrazione comunale, la quale dovrà dimostrare di aver superato le criticità ambientali e urbanistiche sollevate dai giudici.
Il nodo delle valutazioni ambientali
Al centro della disputa legale restano, in sostanza, le intricate procedure di valutazione ambientale. L’annullamento della Vas, di competenza comunale, e di parte della Vinca rappresenta un intoppo gravissimo, poiché priva il progetto del necessario sostegno tecnico-giuridico in materia di impatto sul territorio. Il ricorso al Consiglio di Stato costituirà inevitabilmente un banco di prova tecnico, dove verranno esaminate nel dettaglio le motivazioni che hanno portato il Tar a bocciare gli studi presentati. Da quell’esito dipenderà la possibilità concreta di riavviare l’iter, oppure la necessità di un ripensamento profondo, se non addirittura dell’abbandono dell’opera.




