Cortina, cabinovia da 35 milioni: aperto un fascicolo anche alla corte dei conti
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Redazione Interno
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L’ombra dei conti pubblici si allunga sulla funivia Apollonio-Socrepes, quella che avrebbe dovuto collegare due punti strategici di Cortina d’Ampezzo in tempo per le Olimpiadi. Dopo l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Belluno – dove si ipotizza, sulla base dei decreti di perquisizione eseguiti lo scorso 21 luglio dallo Sco della Polizia in diverse città tra cui Roma, Milano e Napoli, un’ipotesi di turbativa d’asta – è stata ora la Procura regionale della Corte dei conti del Veneto a mettere il naso negli stessi documenti. I magistrati contabili, nella loro consueta attenzione al denaro pubblico, stanno seguendo una pista diversa ma complementare: quella del danno erariale, vale a dire un pregiudizio economico per lo Stato derivante da una procedura che, secondo i primi rilievi, avrebbe fatto schizzare il costo dell’opera da 22 a 35 milioni di euro.
L’affidamento diretto e il concetto di «urgenza»
Proprio su quel divario di 13 milioni – una cifra che non è solo contabile, ma diventa il sintomo di una procedura accelerata – si gioca gran parte della partita giudiziaria. Al centro del confronto, che già vede schierate le difese dei tre indagati, c’è la parola «urgenza». Era quella la giustificazione, addotta dalla società Simico per affidare direttamente la commessa alla ditta bresciana Graffer, senza passare attraverso una gara europea dal passo più lento. Un ragionamento, quello dell’urgenza, che l’accusa intende scardinare: perché l’opera – nonostante le premesse e la data del 6 febbraio segnata in rosso sul calendario olimpico – è ancora incompiuta. E una corsa contro il tempo che ha prodotto un cantiere fermo non fa che alimentare i sospetti di una procedura quantomeno avventata.
Saldini si presenta dai pm: «Combatto»
Tra i tre indagati, il profilo più esposto è quello di Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Simico e, per la natura “politica” del suo incarico – è stato nominato dal Governo anche commissario straordinario per le opere olimpiche –, inevitabilmente bersaglio delle critiche più aspre. Saldini, che rispetto alla responsabile unica del progetto Valeria Cepi e al legale rappresentante di Graffer, Angelo Redaelli, si muove su un terreno più scivoloso, ha già chiesto di parlare con il pm. «Combatto», avrebbe detto, offrendosi per un confronto diretto, tanto che si è detto disposto a farlo persino senza aver prima visto le carte del fascicolo. Un gesto, il suo, che la difesa interpreterà come trasparenza e la Procura, forse, come la mossa di chi conosce il peso di un silenzio.
Un’opera olimpica ancora ferma e 35 milioni sul tavolo
La cabinovia, lo si ricordi, avrebbe dovuto essere pronta per il 6 febbraio, giorno d’inizio delle Olimpiadi. Non lo è. E questo ritardo, a sua volta, finisce per nutrire l’inchiesta della Corte dei conti: se l’urgenza era tale da giustificare un affidamento diretto e un rincaro di 13 milioni, perché l’impianto non è stato completato? I magistrati contabili stanno cercando di ricostruire ogni passaggio, dalla prima valutazione tecnica fino alla firma del contratto, per capire se quelle decisioni – prese in fretta, con procedure semplificate e costi lievitati – abbiano concretamente danneggiato le casse pubbliche. I tre indagati, da parte loro, contano di uscire al più presto dal fascicolo; Saldini, Cepi e Redaelli hanno già i legali al lavoro, pronti a dimostrare che l’emergenza era reale e che quei 35 milioni, per quanto lontani dai 22 iniziali, rappresentavano l’unica via percorribile. La parola, adesso, passa ai magistrati ordinari e a quelli contabili: due binari che, almeno per il momento, viaggiano paralleli.




