Il nuovo MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max è già realtà: potenza raddoppiata e AI on-device al centro della strategia di Apple

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Apple ha ufficialmente svelato i nuovi MacBook Pro da 14 e 16 pollici, spinti dai chip M5 Pro e M5 Max, e la novità, per certi versi, risiede meno nell’estetica — che riprende fedelmente il design della generazione uscita nel 2024 — e molto di più in quel che pulsano sotto la scocca, dove l’architettura dei processori ha subito una trasformazione radicale. I preordini, come comunicato dall’azienda, sono stati aperti nella giornata del 4 marzo, e i primi acquirenti, o chi semplicemente desidera sostituire la propria postazione fissa con un portatile ad altissime prestazioni, potranno mettere le mani sui dispositivi a partire dall’11 marzo, quando saranno disponibili sia nei negozi a marchio Apple che presso la rete di rivenditori autorizzati. Le tonalità, per chi apprezza il lato cromatico della tecnologia, restano le due ormai classiche, ovvero il nero siderale e l’argento.

Una rivoluzione silenziosa nell'architettura dei chip e nell’approccio all’intelligenza artificiale

La vera sostanza dell’aggiornamento, per chi segue l’evoluzione tecnologica con un occhio un po’ più clinico, va cercata nel cuore pulsante di questi computer: i nuovi System on a Chip M5 Pro e M5 Max abbandonano la tradizionale suddivisione tra core ad alta efficienza e core ad alte prestazioni, una scelta che aveva caratterizzato le precedenti iterazioni dei processori Apple Silicon, per introdurre una configurazione inedita basata su dodici core performance e sei “super core”, una nuova categoria di unità di elaborazione pensate per i carichi di lavoro più gravosi. È un cambio di paradigma non da poco, questo, che incide direttamente sulla filosofia progettuale, e la domanda sorge spontanea: l’autonomia, che nei MacBook Pro è sempre stato un punto di forza, ne risente? I dati forniti dall’azienda della mela morsicata parlano di una sostanziale tenuta, con una durata della batteria che, a seconda dell’utilizzo e del modello scelto, si attesta su valori che arrivano a toccare le 24 ore, un risultato reso possibile anche dall’efficienza del nuovo processo produttivo a 3 nm e dall’integrazione del controller di memoria unificata.

Parallelamente, l’attenzione di Cupertino si è concentrata in modo massiccio sull’intelligenza artificiale, che non è più solo una parola d’ordine da infilare nei comunicati stampa, ma diventa infrastruttura integrata: ogni core della GPU, la cui architettura è stata profondamente rivista, inra ora un Neural Accelerator dedicato, una mossa che molti analisti avevano previsto e che promette di moltiplicare fino a quattro volte le prestazioni in ambito AI rispetto ai chip M4, con un picco di otto volte se il confronto è con i primi M1. Significa, tradotto in termini pratici, che attività come il training di modelli linguistici di grandi dimensioni, la generazione di immagini in locale o il rendering complesso possono essere eseguite sul dispositivo senza dover per forza appoggiarsi a server esterni, con tutti i vantaggi del caso in termini di privacy e velocità.

Memoria, storage e connettività: il salto generazionale che cambia il flusso di lavoro

Se la CPU e la GPU fanno un balzo in avanti notevole, a supportare questo salto ci pensano gli altri componenti, che sono stati potenziati in modo significativo. La memoria unificata, che nei chip Apple è da sempre un fattore chiave per le prestazioni, raggiunge ora livelli che fino a ieri erano appannaggio esclusivo di workstation da scrivania: l’M5 Pro può essere configurato fino a 64 gigabyte, mentre l’M5 Max spinge il limite fino a 128 gigabyte, con una banda passante che, nel caso del chip di punta, tocca i 614 gigabyte al secondo, una mole di dati che permette di gestire flussi video in 8K e dataset complessi senza il minimo intoppo. Ma non è finita qui, perché anche l’archiviazione interna, l’SSD, subisce un’accelerazione notevole: le velocità di lettura e scrittura sono state raddoppiate, raggiungendo picchi di 14,5 gigabyte al secondo, e la capacità di base parte ora da 1 terabyte per i modelli con M5 Pro e addirittura da 2 terabyte per quelli con M5 Max, un segnale chiaro che Apple considera lo spazio di archiviazione veloce non più un optional, ma un requisito essenziale per i professionisti.

C'è poi l’aspetto, spesso sottovalutato ma cruciale per chi lavora in mobilità, della connettività. I nuovi MacBook Pro sono i primi a integrare il chip wireless N1, progettato internamente da Apple, che porta il supporto al Wi-Fi 7 e al Bluetooth 6.0, una combinazione che garantisce non solo maggiore velocità di trasferimento dati in aria, ma anche una stabilità e una latenza inferiori in ambienti affollati di reti, come fiere, uffici condivisi o spazi di coworking. Sul fronte delle porte, invece, troviamo tre connettori Thunderbolt 5, che triplicano la banda di trasferimento rispetto allo standard precedente, consentendo di collegare monitor esterni ad altissima risoluzione e unità di storage esterno senza colli di bottiglia, il tutto condito con la presenza dell’immancabile ingresso per le cuffie, dello slot per schede SDXC e dell’uscita HDMI, dettagli che fanno la differenza nella quotidianità di chi monta video o scatta fotografie.

Prezzi e posizionamento dei nuovi modelli nel mercato italiano

Per quanto riguarda l’esborso necessario per portarsi a casa una di queste macchine, la forbice dei prezzi è piuttosto ampia e riflette, come sempre, le diverse fasce di utenza a cui i modelli si rivolgono. Il MacBook Pro da 14 pollici con chip M5 Pro, nella configurazione base, parte da 2.599 euro, cifra che per chi ha accesso allo sconto per il settore education scende a 2.419 euro. Salendo di livello, il fratello maggiore da 16 pollici con lo stesso processore ha un prezzo di ingresso fissato a 3.099 euro, mentre per chi volesse invece il modello con M5 Max, i prezzi lievitano sensibilmente: si parte da 4.299 euro per il 14 pollici e da 4.599 euro per il 16 pollici, cifre che, personalizzando ulteriormente memoria e storage, possono facilmente superare abbondantemente i 5.000 euro. È un posizionamento chiaro, il loro, che lascia al MacBook Air con M5, anch’esso aggiornato e presentato contestualmente, il compito di coprire la fascia d’ingresso e media del mercato, mentre i nuovi Pro si rivolgono senza mezzi termini a chi necessita di potenza bruta, a chi non vuole compromessi e a chi, nel proprio lavoro, considera il tempo risparmiato grazie a un hardware più performante un investimento e non un costo.

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