Giornata del Rifugiato, Caritas Ambrosiana: "Nuovo Patto Ue sui rimpatri è una sconfitta per l'Europa"
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Redazione Interno
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In una giornata, quella del 20 giugno, che dovrebbe simbolicamente rappresentare la tutela e l'accoglienza per chi fugge da guerre e persecuzioni, la Caritas Ambrosiana ha scelto di alzare la voce per denunciare quella che definisce una vera e propria battuta d'arresto sul fronte dei diritti.
A Milano, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato che quest'anno coincide con il 75esimo anniversario della Convenzione di Ginevra, don Paolo Selmi, direttore dell'ente caritatevole ambrosiano, ha commentato con amarezza l'approvazione del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, definendolo uno strumento che rischia di delegittimare il principio stesso della protezione internazionale.
La posizione della Caritas, storica realtà impegnata nell'assistenza ai migranti, si inserisce in un clima politico europeo profondamente mutato, dove le istanze sovraniste sembrano aver trovato un terreno fertile per tradursi in norme vincolanti.
Le critiche al nuovo regolamento Ue
Don Paolo Selmi, nel corso di un'intervista rilasciata ai margini degli eventi milanesi, non ha nascosto la propria preoccupazione per le ricadute pratiche del pacchetto di misure approvato a Strasburgo, sottolineando come la filosofia sottesa al nuovo impianto normativo sia sostanzialmente orientata a scoraggiare l'arrivo di richiedenti asilo, piuttosto che a garantire loro un percorso equo di valutazione.
Il direttore della Caritas Ambrosiana ha richiamato l'attenzione sulla contraddizione intrinseca di un sistema che, mentre celebra idealmente l'anniversario della Convenzione del 1951, di fatto ne svuota di contenuto gli articoli fondamentali, introducendo procedure di frontiera accelerate e criteri di ammissibilità sempre più restrittivi; una deriva, questa, che secondo il religioso rischia di penalizzare in maniera particolare i soggetti più vulnerabili, come i minori non accompagnati e le vittime di tratta, trasformando il Mediterraneo in una frontiera sempre più chiusa e militarizzata.
L'allarme lanciato dall'ente di Chiesa arriva a poche ore dal trionfale annuncio delle forze di maggioranza italiane ed europee, che hanno invece celebrato il voto come uno spartiacque storico nella gestione del fenomeno migratorio, e si configura come il contraltare critico di una narrazione politica che vede nell'inasprimento delle regole l'unica via percorribile per arginare gli sbarchi.
La "rivoluzione" Meloni secondo i vincitori
Se per la Caritas si tratta di una sconfitta culturale e umanitaria, per gli artefici di questo cambiamento normativo il nuovo regolamento sui rimpatri rappresenta invece il coronamento di un percorso politico iniziato ormai diversi anni fa e che ha visto l'Italia giocare un ruolo da protagonista assoluta nel ribaltamento degli equilibri europei, come testimoniano le dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti dei partiti della maggioranza al termine della votazione.
Nicola Procaccini, eurodeputato di Fratelli d'Italia, intervenuto al punto stampa del partito al Parlamento europeo di Strasburgo, ha rivendicato con forza il risultato ottenuto, parlando esplicitamente di "rivoluzione" compiuta dalla premier Giorgia Meloni e dai conservatori europei nel campo della lotta all'immigrazione irregolare, un'etichetta, quella di rivoluzione, che è stata immediatamente rilanciata anche da Alessandro Ciriani, suo collega di partito.
Ciriani, infatti, non ha usato mezzi termini nel definire il voto di oggi come una "grande vittoria" personale della presidente del Consiglio, che avrebbe finalmente archiviato la cosiddetta "politica delle frontiere aperte", un modello che a suo dire aveva dominato la scena comunitaria per troppo tempo e che avrebbe favorito gli ingressi illegali a discapito della sicurezza dei cittadini europei.
Le dichiarazioni dei rappresentanti di Fratelli d'Italia hanno trovato un'eco immediata nelle parole di Susanna Ceccardi, eurodeputata della Lega e vicepresidente del gruppo dei Patrioti, la quale, interpellata dall'Adnkronos, ha mostrato un ottimismo che va ben oltre il singolo provvedimento, suggerendo che la maggioranza di centrodestra alternativa alla tradizionale coalizione centrista, che ha retto il voto sui rimpatri, potrebbe replicare il successo anche su altri dossier caldi dell'agenda europea.
Il clima che si respira tra i banchi della destra è dunque di euforia e di consapevolezza di aver compiuto un passo decisivo verso quella che viene definita la "sovranità" in materia di controllo delle frontiere, un tema che da sempre rappresenta un cavallo di battaglia per i partiti che compongono l'attuale esecutivo guidato da Giorgia Meloni e che ora trova un riscontro tangibile in un atto legislativo di portata continentale.
La posizione della Caritas e il vuoto di accoglienza
Di segno diametralmente opposto le considerazioni espresse da don Paolo Selmi, il quale ha sottolineato come l'approvazione di questo Patto rischi di delegittimare completamente il lavoro delle organizzazioni non governative e delle realtà del Terzo settore che da decenni operano nei paesi di primo approdo e nelle zone di transito per garantire assistenza e salvare vite umane.
Il rischio concreto, secondo il direttore della Caritas Ambrosiana, è che l'Europa venga percepita dai paesi di origine e di transito come una fortezza inaccessibile, alimentando di fatto le rotte dei trafficanti di esseri umani che lucrano sulla disperazione e che trovano nelle chiusure un incentivo a proporre viaggi sempre più pericolosi.
La denuncia della Caritas si inserisce in un contesto di crescente difficoltà per le realtà di accoglienza, già messe a dura prova dagli anni passati e ora chiamate a confrontarsi con un quadro normativo che rende ancora più labile il confine tra migrazione economica e protezione umanitaria, un confine che per don Selmi dev'essere invece preservato con assoluta rigidità per non tradire lo spirito della Convenzione di Ginevra.
Mentre le forze politiche di governo si compiacevano per il risultato di Strasburgo, la riflessione proposta dalla Caritas Ambrosiana ha offerto una chiave di lettura alternativa, incentrata non tanto sull'efficacia dei respingimenti, quanto sulla responsabilità morale dell'Europa nei confronti di chi, pur non avendo titolo per ottenere asilo, merita comunque una presa in carico che non può limitarsi alla mera espulsione, ma che dovrebbe prevedere percorsi di integrazione per i cosiddetti migranti economici.
La ricorrenza del 20 giugno, infatti, serve proprio a ricordare che la condizione di rifugiato è solo una delle tante sfaccettature di un fenomeno complesso, e che ridurre l'intera questione alla sola dimensione della sicurezza interna significa compiere un'operazione di semplificazione che rischia di avere conseguenze nefaste sul piano sociale e umanitario, come ha sottolineato implicitamente don Selmi nel suo intervento.
Le reazioni politiche e le prospettive future
L'entusiasmo di Procaccini, Ciriani e Ceccardi per il varo del nuovo regolamento Ue, che stabilisce procedure più rapide per i rimpatri e criteri più stringenti per l'accesso alla protezione, ha inevitabilmente monopolizzato l'attenzione dell'agenda politica italiana, con i leader di maggioranza che hanno subito rivendicato la paternità di questo successo, presentandolo come il frutto di un paziente lavoro diplomatico e di una capacità di fare sistema che l'Italia non esprimeva da tempo a livello comunitario.
Le parole di Ceccardi, che ha parlato di una maggioranza alternativa in grado di incidere su più fronti, lasciano intendere come la partita dei rimpatri rappresenti solo il primo capitolo di una strategia più ampia, volta a condizionare le politiche europee in materia di sicurezza e gestione dei flussi, con l'obiettivo dichiarato di restituire agli Stati membri un maggiore controllo sui propri confini nazionali.
Dall'altra parte, il monito della Caritas Ambrosiana rappresenta un campanello d'allarme che difficilmente potrà essere ignorato dall'opinione pubblica, soprattutto in un momento storico in cui i numeri degli sbarchi, sebbene in calo rispetto agli anni passati, continuano a tenere alta l'attenzione sul tema e a rendere urgente un dibattito che vada al di là delle semplici etichette politiche per affrontare la sostanza di un fenomeno epocale che non può essere gestito con la sola logica del respingimento.




