Un conclave da film: quando la finzione anticipa la realtà
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che il confine tra cinema e realtà possa assottigliarsi fino a confondersi, lo dimostra il caso di Conclave, il film diretto da Edward Berger e tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris. Ambientato tra le mura del Vaticano, il thriller politico-religioso – che vede protagonista Ralph Fiennes nei panni del cardinale Lawrence, tormentato da una crisi di fede – ha finito per diventare, suo malgrado, una sorta di manuale d’istruzioni per milioni di spettatori. La ragione è semplice: con l’avvicinarsi dell’elezione del nuovo pontefice, il pubblico ha riscoperto il lungometraggio, trasformandolo in un’anticipazione involontaria di ciò che accadrà tra i porporati.
Non è la prima volta che il cinema si misura con il tema del papato, un’istituzione che da sempre affascina registi e sceneggiatori. Se Conclave ha il pregio di immergersi nelle dinamiche di potere e nei retroscena che accompagnano l’elezione del successore di Pietro, altri film hanno scelto di raccontare storie più personali, come quella di Jorge Mario Bergoglio. La sua ascesa al soglio pontificio, del resto, è stata narrata tanto in documentari quanto in opere di finzione, spesso mettendone in luce gli aspetti più controversi o carismatici.
Quel che colpisce, oggi, è come una pellicola concepita per intrattenere sia diventata, agli occhi di molti, una lente attraverso cui interpretare un evento reale. «Sarà il conclave più seguito di sempre», ha scritto un utente sui social, «proprio perché ora sappiamo come funziona». C’è chi, ironizzando, ha paragonato il film a una sorta di classico natalizio da riguardare a ogni sede vacante. Ma al di là delle battute, il fenomeno solleva una questione più ampia: quanto la finzione influisce sulla percezione di rituali antichi e complessi?




