Bebe Vio lascia la scherma e passa all’atletica: “Farò i 100 metri”
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Redazione Sport
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L’entusiasmo, quella stessa carica con cui da bambina ripeteva di vivere all’insegna delle tre “S” (scuola, scout e scherma), non è mai venuto meno; e se il fisico, dopo anni di sacrifici e competizioni al massimo livello, ha iniziato a mandare segnali inequivocabili, allora la soluzione non poteva che essere una: cambiare sport, non smettere di fare sport. Ospite di Fabio Fazio nella puntata di domenica 15 marzo di Che Tempo Che Fa, in onda sul Nove, Beatrice “Bebe” Vio ha rotto il silenzio e annunciato una decisione che segna la fine di un’era e l’inizio di una nuova sfida. La campionessa paralimpica, che di anni ne ha ventinove e una bacheca stracolma di medaglie (due ori nel fioretto a Rio 2016 e Tokyo 2020, un argento, tre bronzi, oltre a cinque titoli mondiali e altrettanti ori europei), ha confessato di avere avuto “parecchi problemi fisici ultimamente”, problemi che l’hanno portata a una scelta drastica ma ragionata.
“Non l’ho mai detto a voce alta: purtroppo è finita con la scherma, non ce la faccio più fisicamente”, ha dichiarato la schermitrice, visibilmente commossa ma determinata, davanti alle telecamere. Non si tratta, però, di un addio al mondo dell’agonismo, tutt’altro. La spinta a continuare, quella voglia di mettersi in gioco che l’ha sempre contraddistinta, l’ha portata verso nuovi orizzonti. “Ho cercato di darmi da fare a livello fisico con una serie di altri sport”, ha proseguito, “prima di tutto per stare bene fisicamente e adesso abbiamo – abbiamo perché dico la squadra, perché posso farlo solo grazie a un gruppo di persone che mi stanno dietro in questo momento, veramente grande – e abbiamo iniziato con l’atletica”. La nuova avventura, dunque, sarà sui rettilinei: la prima specialità in cui si sta cimentando è quella dei 100 metri piani, una disciplina completamente diversa dalla scherma che richiederà un adattamento totale e un lavoro muscolare nuovo.
Il peso dei problemi fisici e la paura di bloccarsi
Dietro la scintilla di questa nuova partenza, c’è una consapevolezza maturata nel tempo e fatta di dolori e limitazioni sempre più difficili da gestire. La campionessa, che all’età di undici anni fu colpita da una meningite fulminante che portò all’amputazione dei quattro arti, ha raccontato cosa l’abbia spinta a voltare pagina. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha usato parole molto forti per descrivere gli ultimi periodi della sua carriera in pedana: “Facendo scherma mi stavo distruggendo. Non perché faccia male, anzi fa benissimo. Il mio tipo di scherma faceva molto male a me”. I problemi, ha spiegato, riguardavano diverse parti del dolori al gomito, alla schiena, al collo e persino alla testa. Una situazione che è peggiorata nel tempo, tra un ciclo olimpico e l’altro, rendendo sempre più complicato continuare ad alti livelli.
Il disagio fisico, però, si è intrecciato con un aspetto psicologico non meno rilevante. Vio ha ammesso di aver iniziato a provare una sensazione nuova e preoccupante: “Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del. Ho già metà corpo – ha spiegato con la schiettezza che la contraddistingue – se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio... Tiravo con la paura”. Una paura che per una come lei, abituata a non arrendersi mai, è diventata un campanello d’allarme impossibile da ignorare. Lasciare la scherma, pertanto, non è stato solo un atto dovuto, ma una necessità per preservare la sua stessa salute, un “trauma” necessario, come l’ha definito, per non rischiare di compromettere definitivamente il suo corpo.
La preparazione per l’atletica e il sostegno della squadra
La transizione dalla pedana alla pista, per quanto sorprendente possa sembrare dall’esterno, non è stata una decisione improvvisa, ma il frutto di un percorso studiato nei dettagli con il suo team. “Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto”, ha dettagliato l’atleta, spiegando la radicale differenza nei gruppi muscolari coinvolti nelle due discipline. Un lavoro complesso, che ha richiesto visite mediche approfondite e risonanze magnetiche, in particolare al ginocchio destro, quel ginocchio che i medici valutarono di amputare durante la sua terribile battaglia contro la meningite. “Sto imparando qualcosa di totalmente nuovo”, ha ammesso, “all’inizio era tutto troppo impossibile. Lo è ancora, ma almeno sappiamo che le gambe mi stanno seguendo”.
Un ruolo fondamentale in questa nuova avventura lo gioca il gruppo di lavoro che la segue. Vio ha voluto ringraziare pubblicamente quelle persone che le stanno accanto e che hanno creduto in questo progetto. “Lo sport è fattibile se hai i mezzi e un team che ti supporta”, ha aggiunto, sottolineando la fortuna di avere al suo fianco la Polizia di Stato, che ha appoggiato il cambio di disciplina, e un nuovo allenatore “davvero bravo, che si sta dedicando totalmente a me”. La gratitudine e il senso di appartenenza a una squadra sono elementi centrali per una sportiva che ha sempre condiviso i propri successi con chi lavora dietro le quinte. Senza questo sostegno, ha ribadito, un cambiamento così radicale non sarebbe stato nemmeno ipotizzabile.
L’amore per lo sport e un nuovo obiettivo per il futuro
Se la scherma rimarrà per sempre il suo primo amore, l’idea di smettere del tutto di fare sport era semplicemente inaccettabile. “Pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello”, ha confessato Bebe Vio, ripercorrendo una vita che, dall’età di cinque anni, è sempre stata scandita dagli allenamenti e dal desiderio di migliorarsi. “Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare. Non sarei in grado di vivere senza”. Ed è per questo che, nonostante le difficoltà e la consapevolezza che un giorno, anche l’attività agonistica dovrà terminare, ora si sente “ancora troppo giovane per fare l’ex atleta”.
La nuova sfida dell’atletica, quindi, rappresenta una ancora di salvezza e una ragione di vita. “Non posso dire di essere innamorata dell’atletica, mi piace e so che è complicata per me. L’amore rimarrà sempre la scherma”, ha precisato, con l’onestà intellettuale di chi sa da dove viene e cosa lascia. Ma la complessità di dover imparare tutto da capo, di misurarsi con una disciplina tecnica come i 100 metri, è proprio lo stimolo che cercava. Dopo i problemi fisici che l’hanno tormentata tra le Olimpiadi di Tokyo e quelle di Parigi, e che le hanno fatto vivere mesi difficili, la necessità di porsi un nuovo traguardo si è fatta impellente. Un obiettivo concreto, quello di correre sul rettilineo, per ricominciare a sognare e per dimostrare, ancora una volta, che lo sport paralimpico sa rinnovarsi e sorprendere.




