L’irresistibile ascesa di Magyar, l’uomo che ha riscritto le regole del consenso umiliando Orban

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   C’era una volta, o forse sarebbe meglio dire fino a ieri, il mercato del sabato di Verres. Ventimila anime, un pugno di case perso a trenta chilometri da Budapest, è stato lo specchio perfetto di una battaglia politica destinata a cambiare i connotati all’Ungheria. Da una parte il banchetto del partito Tisza, presidiato da volontari pronti ad ascoltare i passanti; dall’altra, a simboleggiare il vecchio potere, un anonimo foodtruck di salsicce del partito Fidesz, esibiente distrattamente i poster del suo candidato locale. In quel furgoncino, il volto stampato era quello di un ministro, una presenza quasi astratta; dall’altra parte, invece, c’era Marton Endre Laszlo, un ex barelliere di ambulanze diventato piccolo imprenditore, trasformatosi in carne e ossa in sfidante. Quello spaccato, che sembrava una semplice curiosità da cronaca locale, era in realtà il primo vero manifesto politico di Peter Magyar: la fine dell’invincibilità, costruita sul contatto umano contro la propaganda distribuita come cibo da fast food.

Il tramonto di un’era: Budapest volta pagina

La vittoria di Peter Magyar, ufficializzata nella notte da risultati che gli assegnano una maggioranza bulgara di 138 seggi su 199, è stata una catarsi più che una semplice tornata elettorale. Dopo sedici anni di governo ininterrotto, Viktor Orban ha dovuto ingoiare l’amaro boccone della sconfitta, ammettendo che il verdetto delle urne, per quanto doloroso, era «chiaro e inequivocabile». L’affluenza, attestata su un record storico del 77,8%, ha raccontato meglio di qualsiasi commentatore la stanchezza di un popolo, stanco di vivere in quella che Magyar stesso ha definito senza mezzi termini una «prigione politica». Il nuovo presidente, dal palco di piazza Batthyany, non ha usato mezzi termini: «Ce l’abbiamo fatta, insieme abbiamo liberato l’Ungheria», un urlo che ha spazzato via le voci di un testa a testa e ha certificato la fine del "regime" - come lo ha chiamato lui stesso - di Orban.

Il candidato sconosciuto che parlava alla gente

Se c’è una chiave per comprendere la portata del terremoto politico che sta scuotendo l’Europa centrale, questa va cercata proprio nel metodo usato da Magyar per reclutare i suoi. Laddove il Fidesz schierava volti noti e blindati, Tisza ha pescato l’eroe silenzioso della porta accanto: ex barellieri, fondatori di onlus pediatriche, gente comune che non aveva mai messo piede in parlamento. È una strategia che ha ridato fiato a un elettorato, quello magiaro, che chiedeva aria pulita dopo decenni di lotte intestine al palazzo. Magyar, del resto, conosce bene quelle stanze per averle abitate. Ex membro dello stesso establishment che oggi distrugge, ex marito della potente giudice Judit Varga (da cui ha divorziato nel 2023 in mezzo a polemiche e accuse di violenza che lui ha sempre respinto come strumentalizzazioni politiche), ha usato la sua conoscenza del sistema per affondare il coltello nella piaga della corruzione e del clientelismo.

L’addio a Mosca e il ritorno a Bruxelles

La risacca di questa vittoria, inevitabilmente, travolgerà anche gli equilibri geopolitici. Il primo viaggio di Magyar, ha annunciato lui stesso, non sarà verso Est bensì a Varsavia e subito dopo a Bruxelles, con un obiettivo preciso: «sbloccare i fondi Ue» congelati per anni a causa delle derive autocratiche di Orban. Se il premier uscente aveva costruito la sua narrativa su un’ostilità frontale verso le burocrazie comunitarie e un occhio di riguardo verso il Cremlino, il nuovo inquilino del palazzo promette una sbandierata inversione a U. «L’Ungheria tornerà a essere un alleato forte dell’Ue e della Nato», ha scandito Magyar, raccogliendo l’entusiasmo immediato di Ursula von der Leyen che, quasi in tempo reale, ha parlato di un cuore d’Europa che batte più forte. Non mancano le reazioni anche sul fronte italiano: Giorgia Meloni, in una nota che cerca di bilanciare il rispetto diplomatico con la presa d’atto della nuova realtà, ha voluto ringraziare l’«amico Orban» per la passata collaborazione, rivolgendo allo stesso tempo le sue congratulazioni al vincitore.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.