Caso Ranucci, il comitato etico si pronuncia entro Ferragosto. Botteri: "Distinguere i piani"
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Redazione Interno
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Il futuro di Sigfrido Ranucci alla guida di Report, il programma di inchiesta di Rai 3, è appeso al parere che il comitato etico dell'azienda dovrebbe esprimere entro Ferragosto.
L'organismo, incaricato di valutare l'operato del conduttore alla luce del codice etico, ha dovuto prolungare le proprie verifiche per esaminare gli ultimi elementi emersi dall'inchiesta della procura di Roma su Valter Lavitola, l'imprenditore ed ex editore arrestato con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo che lo scorso ottobre ha colpito Ranucci davanti alla sua abitazione di Pomezia.
In particolare, sono state passate al setaccio conversazioni e rapporti intercorsi tra il giornalista e il suo amico, divenuto poi fonte, fino a pochi giorni prima dell'azione criminosa.
Il dibattito politico e la posizione di Salvini
Nel frattempo, il caso ha acceso un vivace dibattito politico che ha investito direttamente il servizio pubblico. Il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, intervenendo a margine di una visita ai cantieri del Pigneto a Roma, ha invocato chiarezza e ha chiesto che il denaro pubblico degli italiani non continui a finanziare chi è coinvolto in una "vicenda torbida" come quella che lega Ranucci a Lavitola.
«Io penso che gli italiani meritino chiarezza e fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi, che erano rapporti costanti, amichevoli, evidentemente però qualche problema c'è stato, ecco io penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha dichiarato il ministro, aggiungendo che sarebbe opportuno che il conduttore si prendesse una pausa in attesa degli accertamenti giudiziari.
Sul fronte opposto, la collega e inviata Rai Giovanna Botteri ha invitato a distinguere i diversi piani della vicenda, sottolineando come le indagini escludano il coinvolgimento di Ranucci nell'attentato, difendendo sul piano professionale il lavoro e le inchieste della redazione di Report.
I rapporti con Lavitola e l'attentato
Valter Lavitola, che secondo gli inquirenti avrebbe ideato l'attentato per accrescere la popolarità del giornalista e favorirne una possibile ascesa politica, è stato arrestato nella giornata di lunedì 10 agosto dai carabinieri del Nucleo Investigativo.
L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Roma, contesta all'imprenditore, insieme all'aggravante del metodo mafioso, di aver concepito il disegno delittuoso dando mandato a un intermediario, tale Gomes Tavares, di reclutare gli esecutori materiali dell'azione criminosa del 16 ottobre 2025.
Il giudice, nell'ordinanza, ha però escluso l'esistenza di prove che possano sostenere un accordo tra Ranucci e Lavitola nella preparazione dell'attentato, elemento che, di fatto, scagiona il conduttore dalle accuse più gravi e lo conferma come vittima, seppure in un contesto di relazioni personali che hanno sollevato più di un interrogativo all'interno dell'azienda.
È proprio sulla natura di questi rapporti, che mescolavano amicizia a doveri professionali, che si concentra l'attenzione del comitato etico, chiamato a valutare se vi siano state violazioni dei principi di correttezza aziendale, anche alla luce di una mail interna inoltrata a Lavitola e di giudizi espressi dal giornalista su vertici e colleghi Rai.
L'istruttoria interna e le tensioni in Rai
La decisione dell'Amministratore Delegato, Giampaolo Rossi, che riceverà in via esclusiva il parere del comitato, sarà di natura editoriale e potrebbe giungere in tempi rapidi, rafforzando o meno la posizione di Ranucci in vista della prossima stagione di Report, in programma dall'8 novembre. Intanto, all'interno di viale Mazzini, le tensioni sono alte e le voci di una possibile successione si fanno sempre più insistenti, con alcuni nomi di inviati storici del programma che circolano come possibili eredi.
Anche se la redazione di Report ha smentito in modo categorico un presunto "commissariamento" del conduttore, l'aria è quella di un'estate di fuoco in cui il destino del programma d'inchiesta sembra più che mai in bilico, tra le pressioni politiche e l'attesa di un verdetto che potrebbe segnare un punto di non ritorno.
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