Caso Ranucci, la Procura di Roma ascolta il costruttore Pulcini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Roma sull'attentato a Sigfrido Ranucci registra un nuovo passaggio. Nella giornata di ieri è stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti l'imprenditore Daniele Pulcini, titolare dell'immobile che ospita il bistrot Cefalù, il locale al centro di una trattativa immobiliare che ha visto coinvolti il conduttore di Report e Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre 2025.

Secondo quanto ricostruito, gli investigatori vogliono fare luce sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, andando oltre il semplice legame di amicizia. Pulcini avrebbe partecipato a due incontri con entrambi, uno prima e uno dopo l'esplosione della bomba davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia. L'imprenditore è chiamato a chiarire i motivi di quegli appuntamenti, le richieste avanzate dal faccendiere e il ruolo svolto dallo stesso Ranucci nella vicenda.

Al centro dell'attenzione degli inquirenti c'è la trattativa per l'acquisto delle mura del ristorante Cefalù, avviata da Lavitola con gli imprenditori romani e per la quale il conduttore di Report avrebbe prestato la propria opera di mediazione. Dalle carte emerge anche uno scambio di messaggi tra i due, con Lavitola che ringrazia il giornalista: «Io prego il Signore che riversi sulla tua famiglia, su di te, ciò che tu fai per aiutare gli altri e lo moltiplichi infinite volte». Ranucci avrebbe risposto: «Ma figurati, Valter, spero di esserti stato utile.

Sai che ti voglio bene anche io. E anche ai tuoi figli».

Sul fronte giudiziario, i pm stanno conducendo accertamenti anche sugli affari finanziari di Lavitola, per ricostruire la rete di rapporti economici legata al faccendiere. Nel frattempo, l'inchiesta sull'attentato prosegue su più binari: dopo l'arresto dello stesso Lavitola, avvenuto lo scorso agosto con l'accusa di essere il mandante, resta latitante il cittadino camerunense Gomes Clesio Tavares, ritenuto l'intermediario con il gruppo che materialmente ha piazzato l'ordigno.

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