Ranucci chiude alla politica e rilancia: «Possibilità di reintegro a Report, mi batterò»
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Redazione Interno
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«In politica non mi candido perché do più fastidio come conduttore di Report». A dirlo è lo stesso Sigfrido Ranucci, intercettato dai cronisti a margine della festa nazionale di Avs "Terra!", in corso a Roma, dove il giornalista è atteso per presentare il suo libro "Il ritorno della casta".
L'ex conduttore del programma di inchiesta di Rai3, allontanato dalla conduzione a fine agosto, ha risposto con nettezza a chi gli chiedeva di un possibile ingresso in politica; una prospettiva, quest'ultima, che aveva alimentato diverse voci anche in relazione all'attentato subito nell'ottobre del 2025.
La battaglia legale per il ritorno in video
Ranucci ha voluto fugare ogni dubbio sulla sua volontà di intraprendere una carriera politica, ribadendo con forza il suo ruolo di giornalista: «Non faccio politica, non mi candido, perché do più fastidio come conduttore di Report e voglio fare il conduttore di Report». La sua priorità, al momento, resta il ritorno alla guida della trasmissione, da cui è stato rimosso in seguito a una decisione aziendale che il giornalista ha contestato anche tramite i suoi legali.
«La possibilità c'è», ha assicurato in merito a un eventuale reintegro, parlando di un ricorso che il suo avvocato, Roberto De Vita, sta preparando. «Mi batterò fino all'ultimo», ha aggiunto, dimostrando di non voler gettare la spugna nonostante l'azienda gli abbia già prospettato soluzioni alternative come il Tg3, Rainews o una corrispondenza.
L'addio a Report e il libro
La vicenda che ha portato all'allontanamento di Ranucci è legata alla sua amicizia con Valter Lavitola, il faccendiere che ha confessato di aver commissionato l'attentato davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia. A sostituirlo alla conduzione di Report, la Rai ha scelto i giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, vincitori di un concorso interno. L'ex conduttore, dal canto suo, ha commentato amaramente la scelta, parlando di due persone che «mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report».
Intanto, a margine dell'evento di Avs, Ranucci ha smentito anche le accuse su presunte chat segrete scambiate con Lavitola sull'app di messaggistica criptata Signal: «Non ci sono chat segrete, sono tutte cazzate. Sono intercettato da più di un anno come tutte le persone che mi sono vicine». «Essere qui mi rende leader della sinistra? No, vengo a presentare il mio libro, come autore», ha infine ribadito.
Sviluppi giudiziari: l'estradizione di Gomes Tavares
Mentre Ranucci si gioca le sue carte sul fronte professionale e legale, la Procura di Roma procede con le indagini sull'attentato che lo ha visto vittima. I magistrati hanno avviato l'iter per l'estradizione di Clesio Gomes Tavares, al momento latitante in Africa e accusato di aver fatto da intermediario tra Lavitola e la banda che ha eseguito materialmente l'attentato. Un passaggio fondamentale per la procedura è la traduzione degli atti in francese, in via di completamento, per poter poi inoltrare una rogatoria internazionale.
Per quanto riguarda l'inchiesta, gli inquirenti non intendono per il momento convocare l'ex moglie di Lavitola, che si era detta pronta a fornire il proprio contributo.
L'udienza al Riesame e il futuro professionale
Nelle scorse ore, il Tribunale del Riesame ha ascoltato Valter Lavitola, il quale ha ribadito la propria estraneità a finalità politiche nell'organizzazione dell'attentato, parlando piuttosto di un legame di amicizia e della volontà di tutelare l'incolumità del giornalista. Lavitola ha inoltre dichiarato di aver dato a Gomes un «mandato in bianco», senza specificare le modalità dell'azione. Per Ranucci, invece, il futuro immediato resta legato alle decisioni della Rai e all'esito del ricorso.
«Se non riesco a far questo, farò un'altra cosa da un'altra parte», ha concluso il giornalista, che non esclude di continuare a fare il suo mestiere altrove se il reintegro non dovesse andare in porto.
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